Nella fabbrica di Munari, dove regna il colore

Dalla mia rubrica “Bambini” su TuttoMilano di Repubblica. Non è più tempo di storie on line e questa è una buona notizia per chi, le storie, era abituato a viverle in un teatro. Da giovedì 3 giugno il Buratto riprende le vecchie abitudini e porta al Munari un percorso teatrale che muove dalla poetica del Maestro. Quasi a riaffermare un sodalizio che risale al 1989, quando Gianfranco Bella e Jolanda Cappi, in sinergia proprio con Bruno Munari, crearono lo storico spettacolo “Cappuccetto bianco”. Trentadue anni dopo, quel filo creativo torna ad allacciare nuovi percorsi. Stavolta ha le sembianze della “Fabbrica del colore”, una rappresentazione giocata che rimanda al libro “Il merlo ha perso il becco”. La rappresentazione è rivolta a un pubblico di bambini di 4/9 anni ed è stata realizzata in collaborazione con Schedia Teatro. La “Fabbrica” è un luogo immaginario che però ha spazi molto “concreti”, sparpagliati qua e là in sala. Spazi che la regia del Buratto ha attrezzato e scenografato per l’occasione. In pratica succede questo: le famiglie sono accolte da un personaggio fuori dal comune, che si qualifica come “Direttore Tempi, Metodi e Colori”, affiancato dai suoi collaboratori. Questa strana équipe deve trovare nuovo personale disposto a lavorare nella Fabbrica del colore. Vista l’età dei potenziali apprendisti, il Direttore inviterà tutti ad accomodarsi sulle poltroncine per spiegare meglio il funzionamento della Fabbrica. C’è una “catena di coloraggio” da indagare, ma tutto parte dalla scoperta che il Bianco e il Nero, come la Luce e e il Buio, hanno un ruolo determinante nella nascita dei colori. Nel buio, poi, nascono le narrazioni più suggestive, come quelle ispirate al libro “In una notte buia”, che si animano improvvisamente. Parentesi sul capitolo sicurezza. Non è ancora tempo da “tutto esaurito”: ogni replica sarà infatti fruibile da un massimo di 40 spettatori (bambini e adulti), che in alcune fasi dello spettacolo verranno divisi in ulteriori sottogruppi lungo due percorsi alternati. Il primo andrà a visitare il “Laboratorio delle idee luminose”, con la citazione delle “Macchine inutili” di munariana memoria, e l’area dove vengono presentati i “Capelli colorici umorali”. Nel frattempo il secondo assisterà a flash dello spettacolo “Le rose nell’insalata” di Schedia Teatro, a sua volta ispirato a testi di Bruno Munari. Da giovedì 3 a domenica 6, poi dal 10 al 13 e infine dal 17 al 20 giugno. Orari: giovedì e venerdì alle 17, sabato e domenica alle 16. Da segnalare anche i due corsi di tutta la giornata per educatori e operatori a cura di Silvana Sperati, presidente dell’Associazione Bruno Munari, che custodisce e tramanda gli insegnamenti dell’immaginifico designer, che ai bambini ha dedicato molto del suo tempo, divertendosi lui stesso e insegnando loro (ma anche ai grandi) la semplicità del gioco e dell’invenzione, dello stupore e della creatività, cercando stimoli anche negli oggetti più banali. S’intitolano “Fare per imparare” (sabato 12) ed “Educare al piacere di osservare, alla gioia di sperimentare, al gusto di scoprire” (sabato 19 giugno).  

GiampRem