Nella rete degli algoritmi? “Algoritmocrazia” al Festival dei Diritti Umani

FDU2021 Leo-Brogioni

Dalla mia rubrica “Bambini” su TuttoMilano di Repubblica. Com’è evocativo quel titolo: “Algoritmocrazia” dà proprio il senso di un potere che ha trasformato la sua consistenza, scivolando tra le dita del “demos”, cioè delle persone in carne e ossa, per mimetizzarsi tra i codici informatici che regolano (e sorvegliano) le nostre esistenze. E’ indicativo che la sesta edizione del Festival dei Diritti Umani si svolga, come la quinta, in diretta streaming on line. Quasi che il virus metta di nuovo il suo suggello beffardo sull’impraticabilità di ritrovarsi dal vivo, non solo intorno a un’emozione, ma pure intorno allo sviluppo di un senso critico. Perché è di questo che si parla giovedì 22 e venerdì 23 aprile, in un Festival che colloca la sua regia all’Arcibellezza di Milano, luogo simbolo di aggregazione, cultura e spettacolo: stimolare un approccio consapevole all’utilizzo della tecnologia. Qualcuno per esempio ricorda ancora il significato di termini come “privacy” e “riservatezza”? E poi: è prevista la presenza di un cuscinetto dopo il calcolo e subito prima della coscienza? Benvenuto al pensiero sui Diritti Umani nella versione del terzo decennio del terzo millennio.

“Abbiamo iniziato a pensare a un’edizione sugli algoritmi un anno fa, spinti dalla tormenta di notizie sotto gli occhi di tutti – dice il direttore Danilo De Biasio -: dall’oligopolio delle Big Tech all’utilizzo sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale che hanno portato all’instaurarsi di una vera Algoritmocrazia”.

Il dilemma è sempre quello: la tecnologia semplifica la vita, offre opportunità, ma in cambio chiede un prezzo che va compreso a fondo. Non si tratta di demonizzare, quindi, ma di capire.

“Sulla carta l’intelligenza artificiale assicura imparzialità – dice De Biasio -, ma se gestita male discrimina e spinge al conformismo. Saperlo è il primo passo per non rimanere schiavi di questi automatismi. È quello che sta accadendo, nelle vertenze contro Amazon fino alle nostre strade attraversate dai riders. Ed è quanto ci proponiamo di fare in questa sesta edizione del Festival dei Diritti Umani”.

Gli strumenti per ragionare intorno all’aggiornamento (upgrade?) della parola “diritti” sono cinque: talk (dibattiti), foto, edu, film e spotlight (interviste). I talk sono confronti tra idee, una risposta indiretta alla “prigione dorata dove ci spinge l’algoritmo”. Ci si interroga, ad esempio, a proposito delle zone di comfort auto-consolatorie, che proliferano sui social a discapito della formazione di un efficace senso critico. Il tracciamento dei gusti è un formidabile strumento per spingere a nutrirsi di post-verità. Un paio di esempi nella scaletta di giovedì 22 aprile: “Covid, sanità, algoritmi” (intervista a Vittorio Agnoletto, ore 15) e “Algoritmi, fake-news, accordi con tra editori e Big Tech: il caos calmo dell’informazione” (talk ore 15,30). Tra i film del festival spicca la prima nazionale di “Aidol”, ambientato in un anno 2065 in cui l’originalità è solo un trucco algoritmico e le macchine sanno amare e soffrire. Giovedì 22 aprile alle 21.

INFO: La piattaforma su cui assistere al festival e dove si può leggere il programma completo: www.festivaldirittiumani.stream

GiampRem