Smartphone o proiettore?

Creare spettacoli di luci e ombre con la torcia di un telefonino? I consigli di Fabrizio Montecchi, regista del Teatro Gioco Vita, per farlo in cameretta

Dallo spettacolo “Ranocchio” – foto Mauro Del Papa

Dalla mia rubrica “Bambini” su TuttoMilano di Repubblica. Le storie sono timide e si nascondono nell’ombra, in cameretta. Ma se c’è uno sguardo attento che le illumina, non sanno resistere alla tentazione di disegnare capriole sul muro. La notizia è che la cosa diverte i bambini. Immancabilmente e a ogni latitudine: dall’Europa alla Cina, da Taiwan alla Turchia, dalla Giordania al Giappone, dal Senegal al Canada. Dalla sua nascita, cinquant’anni fa, il Teatro Gioco Vita ha portato i suoi spettacoli di ombre in questi e altri Paesi. E poi ci sono le prestigiose collaborazioni con La Fenice, La Scala, il Regio o il Piccolo, che garantiscono: quindi, se il regista Fabrizio Montecchi suggerisce un utilizzo inconsueto dello smartphone, cioè quello di “faretto” casalingo teatrale, c’è da credergli. Lui di ombre se ne intende. Provate a entrare in camera, ad abbassare la tapparella e ad avvicinare la torcia di un cellulare alla mano: vedrete sul muro l’invidiabile definizione della silhouette. Che poi cambia dimensione spostando la fonte luminosa.

Dallo spettacolo “Ranocchio” – foto Mauro Del Papa

Per far danzare le ombre dentro storie create in famiglia, in fondo bastano tre elementi: una luce, una superficie e degli oggetti di cui proiettare l’ombra. Nulla che non sia disponibile a costo zero. Come superficie si può iniziare dal muro, per poi poi progredire passando a un lenzuolo steso tra due sedie, su cui proiettare (da dietro) le ombre. Anche la carta da forno funziona bene. Montecchi dà qualche prezioso consiglio a chi ci prende gusto e non si accontenta.

“La cameretta è già ricca di ombre stupende – spiega -, ma se volete raccontare la vostra storia, allora dovete costruire piccole sagome con i vostri personaggi”.

E’ sufficiente ritagliare le forme disegnate su un cartoncino e incollarci dietro un bastoncino. Ma si possono usare i giocattoli o si può giocare anche con il proprio corpo. Più la stanza è buia, più cresce la resa.

Giocare al teatro d’ombre è tempo condiviso – dice la coordinatrice artistica del TGV Nicoletta Garioni -. Un tempo dell’immaginazione capace di arricchire sia i bambini che i genitori. Lo sperimentiamo sempre nei nostri laboratori.

GiampRem