Inventare un teatro senza muoversi da casa

Dalla mia rubrica “Bambini” su TuttoMilano di Repubblica. Va bene il soccorso digitale, ma poi vaglielo a spiegare ai bambini che la “banda larga” indispensabile è tutt’altro che un allegro assembramento di amici in cortile. Va bene l’app, va bene l’imprecazione contro il virus per lo scippo di socialità. Ma i genitori possono fare anche di più: per esempio possono prendere di petto la sfiducia e reinventarsi interpreti della “cultura per l’infanzia”, attivando loro stessi il processo creativo nei bambini. Che poi, gratta gratta, significa solo giocare con loro lungo percorsi più strutturati,dei quali i piccoli nemmeno si accorgeranno, pur godendo dei benefici. In tre locali non è agevole inseguire un pallone, ma per l’immaginazione non ci sono scuse. Da oggi i papà e le mamme di buona volontà possono infatti contare su un alleato strategico: il centro d’arte Trillino Selvaggio. Da questa perla della cultura bambinesca milanese, nata nel 2007 e attiva in una ex fabbrica di galalite vicino al Giambellino, sboccia la proposta di un inconsueto itinerario casalingo, che trasforma le quattro mura di casa in uno spazio teatrale dove sentirsi registi, scenografi e attori delle proprie storie.

“La sfida è portare ovunque la casa di Trillino selvaggio e la sua arte – spiegano Ornella Vancheri e Silvia Coggiola -. Ma è fondamentale che bambini e adulti siano coinvolti insieme”.

La cucina di casa, per dirne una. Con un pensiero laterale smette di essere semplicemente il luogo della cena e diventa una cucina sonora, dove è naturale improvvisare sinfonie usando strumenti imprevedibili come i chicchi di caffè. Stessa cosa per la camera da letto: si cambia lo sguardo ed ecco palcoscenico e platea. Strano non averli visti prima. Infine il soggiorno: spenti tutti gli schermi, si tirano i fili di lana et voilà: un salotto acrobatico dove scatenarsi come in un circo. Le tre tappe che portano alla riscoperta creativa della casa richiedono un preludio che consiste nel recuperare una (piccola) valigia dell’artista, da riempire con il nécessaire per il “viaggio”. E quindi con questi oggetti: un cucchiaio di legno, due pentole di diverse dimensioni, due coperchi, una sciarpa e un gomitolo. I progetti sono ispirati alla normale attività del Trillino.

La cucina sonora
Disporre a semicerchio due pentole e due coperchi e collocare un segnaposto al centro. A turno, bambino e genitore giocano il ruolo di direttore d’orchestra e di musicista. Quest’ultimo con il cucchiaio di legno. Il primo dirige la sinfonia alzando le mani (suono forte), abbassandole (suono debole) o stringendo i pugni (silenzio). Il secondo esegue. Nasce un dialogo musicale. Al termine della performance si possono creare delle maracas riempiendo dei contenitori con riso, chicchi di caffè, mais e ceci. Dopo il concerto, gli oggetti della cucina sembreranno più familiari. (da Cucina Orchestra)

La stanza teatrale
Il tappetino “scendiletto”? Una platea per il pubblico. Il pavimento della cameretta? Un palcoscenico da brivido. Se poi ci fosse anche un faretto… Finchè i teatri sono chiusi, tocca ricostruirsele a casa quelle suggestioni. Una volta recita il bambino, una volta il genitore, ma l’attore deve portare in scena una sciarpa. Non per coprirsi: la sciarpa è la scenografia. Se la metti in cerchio è un’isola, stesa dritta una stradina, stesa curva un’onda. Quante storie si possono narrare con questo semplice allestimento? Chi vuole può anche indossarla e creare un personaggio. (da Gli appendistorie)ù

Il salotto arcobatico
Serve un gomitolo di lana (ma va bene anche un elastico da merceria). Bisogna creare una ragnatela intricata, tirando il filo e legandolo alle gambe del tavolo, a quelle della sedia e alle maniglia di porta o finestra. L’idea è di sperimentare percorsi da cui districarsi per raggiungere “l’inespugnabile” divano, l'”irraggiungibile” poltrona o l'”inaccessibile” tappeto. Il genitore può anche tenere in mano un capo del gomitolo e modificare il percorso, raccontando contemporaneamente la storia di Aracne, la fanciulla bravissima a tessere che aveva sfidato la dea Atena. (da La merceria delle storie)

GiampRem