A proposito di Convenzione Onu sui Diritti dell’infanzia

                                               Primi passi – Vincent Van Gogh 1890 – paternità

Giorno 2977 senza pubblicità. Visto che con l’aiuto di facebook e whatsapp, ormai ognuno se la canta e se la suona come gli pare, e che tra amici e parenti qualche like alla fine lo strappi, spaziando con agilità dal  Covid al calciomercato,  visto tutto questo, dicevo, ho deciso che i miei seguenti dieci punti vanno ad aggiornare la Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia, il cui trentunesimo anniversario si celebra venerdì 20 novembre. Non è vero, ma tanto che importa? Ognuno ha la sua bolla, mi faccio anche la mia. 
Per favore non condividete sui social. Questo post non serve a niente, tranne che a riscoprire la bellezza di essere d’accordo o contrari senza rompere le balle agli altri per cercare un consenso struggente che, nella migliore delle ipotesi, dura quanto il battito di ali di una farfalla.
GiampRem


Gli Stati parti si attivano concretamente per impedire a qualunque costo: 

  1. L’eccesso di esposizione dei bambini agli schermi in quanto super veicoli di pubblicità e in quanto nemico (l’eccesso) della capacità di concentrazione
  2. La riduzione in miseria della cultura per l’infanzia come l’abbiamo conosciuta finora: libri, teatro, per fare un paio di esempi
  3. La morte dell’empatia e il trionfo dei surrogati delle emozioni
  4. Il modello dell’immediatezza della reazione rispetto a quello della “profondità di campo”, intesa come pazienza, lentezza, consapevolezza del proprio limite
  5. Che il gioco libero, come scoperta, scompaia e venga sostituito dal web dove tutto è precotto, masticato e digerito
  6. Che il modello del narcisismo presenzialista social occupi tutti gli spazi a dispetto della mitezza e della capacità di stare in silenzio per i cacchi propri senza dire a tutti quello che si sta facendo che tanto a nessuno gliene può fregare di meno
  7. L’assenza di un modello alternativo a quello della gratuità obbligatoria che distrugge il contenuto (culturale, giornalistico, artistico) appiattendolo tutto sulla rincorsa ai numeri
  8. La dipendenza da smartphone fin dalla tenera età
  9. Che l’immaginario dei cittadini più giovani venga occupato dai pubblicitari
  10. Che, esattamente come l’ossessione del presenzialismo narcisista, anche la rassegnazione venga adottata dai bambini come l’unico modello