Il fisico bestiale della cultura per l’infanzia

Giorno 2957. Questo pezzo, già consegnato al giornale, NON c’è nella mia rubrica giovedì 29 ottobre, visto che purtroppo i teatri hanno dovuto sospendere l’attività. Nessuno di questi spettacoli, quindi, verrà rappresentato. Lo pubblico lo stesso qui, l’articolo, ma non in polemica con il DPCM. Solo per manifestare il mio senso di appartenenza a un mondo: quello della cultura per l’infanzia. Il teatro in particolare. Ma anche i libri, l’universo Munari con i suoi laboratori fino agli altri atelier creativi. Rappresentano un argine a difesa dell’immaginazione assediata. Un argine che va tutelato perchè l’alternativa è consegnare l’infanzia agli schermi e alle logiche di marketing che li governano. Con tutto ciò che ne consegue e che segnalo da duemilanovecentocinquantasette giorni.
Il Covid è una brutta bestia, la peggiore di tutte, ma non è l’unica criticità per l’infanzia.
GiampRem


Ci vuole un fisico bestiale, cantava Luca Carboni nel tempo che fu e non pensava al teatro per ragazzi. Eppure, oggi, quel titolo esprime lo stato d’animo con cui le compagnie aprono la stagione 2020/2021, quella in cui, al lento ma inesorabile sgombero di tutta la cultura per l’infanzia dai luoghi fisici (e dai libri) verso gli schermi, si aggiunge pure la pestilenza. Con l’aria che tira, l’avvio della rassegne è già una buona notizia. Si navigherà a vista, tra dpcm e rischio stop, ma intanto si parte. A guidare l’irriducibile carovana della fantasia c’è il Teatro intitolato a Bruno Munari. Nei pomeriggi di sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre (spettacolo cancellato) Claudio Milani sarà lì con “!”, una storia di paura che i bambini, però, non li spaventa. Semmai li diverte. Milani narra di una porta che segna il confine tra il Bosco Nero e il Bosco Verde. Da una parte c’è l’Uomo Nero, sovrano di lupi streghe e ladri, dall’altra un un bambino che va ad affrontare le paure con un’arma invincibile: la capacità di riderne. Non scherza  invece il Teatro del Buratto, gestore del Munari, a proposito di sicurezza: ingressi scaglionati, mascherina, posti distanziati a scacchiera (salvo congiunti) e biglietti on line. Il risultato è che la capienza si riduce di molto, con conseguenze immaginabili al botteghino, ma, almeno, cresce la sicurezza. Benvenuti a teatro nel tempo del Covid. I protocolli sicurezza di saranno il leit motiv di questo infausto anno bisestile e forse non solo.

Allo Spazio Teatro 89, sede di una splendida rassegna per i piccolissimi ideata da Nicoletta Cardone Johnson (la domenica mattina) hanno tolto alcune file di poltroncine e tracciato per terra dei cerchi, anzi delle “bolle”, come le chiamano, che possono contenere fino a quattro persone sedute su un materassino. Mettici l’adrenalina, le luci che si abbassano, ed ecco che uno spazio funzionale, pensato per evitare insidiosi incroci di droplet diventa un accogliente rifugio per famiglie. Entri e non hai, poi, tutta questa voglia di scappar via, perché ci sono fogli e pennarelli per disegnare (prima) e uno spettacolo tutto da godere (poi) – Rassegna sospesa.

Tra i cartelloni da non perdere, quello del Pacta Salone che apre con “La notte delle lettere viventi” della Ditta Gioco Fiaba: sabato 31 ottobre alle 15,30 (spettacolo cancellato). Poi da dicembre arrivano altri titoli, quasi tutti della “Ditta”, che ha scalato le classifiche di gradimento bambinesco.

Dagli outsider ormai affermati alla tradizione che arriva da lontano, rappresentata dallo storico Teatro delle Marionette di Gianni e Cosetta Colla. Nei loro spettacoli, sempre ad alto grado di divertimento, le marionette sono a vista. Si vedono cioè gli animatori che le muovono in scena e le marionette dialogano anche con attori in carne e ossa. La nuova stagione è iniziata al Teatro Silvestrianum con un “Pinocchio”. Prossime date: sabato 31 e domenica 1 (spettacolo cancellato). La Carlo Colla & Figli, l’altro ramo storico della famiglia, ha invece in programma un “Pinocchio” al Piccolo Teatro Grassi il 29 dicembre.

Ma chi ha bambini molto piccoli dovrebbe regalarsi gli spettacoli che il Teatro Mangiafuoco propone alla Società Umanitaria. Secondo il Mangiafuoco il teatro è uno strumento prezioso per veicolare “messaggi di amore e di cura per l’ambiente“, e più ancora è un’opportunità per “favorire l’incontro e la partecipazione tra grandi e bambini“. E’ una scelta controcorrente, quindi,  perché promuove l’empatia e non il solipsismo. Lo stile del Mangiafuoco è un esempio di  resilienza: gli spettacoli prevedevano un forte contatto con il pubblico di bambini e la manipolazione, da parte loro, di vari materiali. Ma sono stati riadattati (rassegna sospesa). Titoli anche in altri teatri, tra cui  Memoria, PoliSala Sianesi, Manzoni, Fontana e Carcano… dpcm permettendo.

GiampRem