Piccolo, spazio, pubblicità

L’ho rivista più volte questa intervista di Gad Lerner su Repubblica.it allo storico Carlo Ginzburg. Non mi pareva vero sentire il richiamo al tema della pubblicità provenire, il 25 aprile, da uno storico di questa autorevolezza. Siccome siamo tutti un po’ meno impegnati del solito, vi invito a trovare un momento per riascoltare l’intervista. Se non in tutti i suoi dieci minuti, almeno a partire dal minuto 3,53 quando la questione inizia a porsi. Ginzburg parte citando la pagina pubblicitaria di un libro sul regime che considera volutamente provocatoria. Ma quello è solo il punto di partenza. Dopo, infatti, entra nel vivo delle sue riflessioni citando “Psicologia delle folle”, un libro del 1895 di Gustave Le Bon, che Mussolini apprezzava moltissimo.

In un passo di quel libro che mi pare non sia stato abbastanza sottolineato  – dice Ginzburg  al min. 4,51 – Le Bon sottolineava l’importanza della pubblicità per manipolare gli atteggiamenti delle folle.

E fa l’esempio del cioccolato che tutti finiscono per apprezzare dopo aver sentito dire mille volte che è buono. A quel punto, trattandosi di un’intervista sul 25 Aprile,  Lerner gli chiede se il “prodotto fascismo”, con una buona pubblicità, potrebbe avere un futuro in forme nuove. Lo storico risponde citando personaggi politici, ma poi ritorna ancora sulla pubblicità.

La pubblicità ci porta alla manipolazione delle folle elettroniche e alle fake news. Cioè a un presente da cui dobbiamo interrogare il passato. Il fascismo non si ripresenterà nelle forme che ha assunto, ma degli elementi del fascismo si ripresentano già oggi.

Il nostro presente? Lo vedo così  

25/4/2020. Non ho familiarità con l’impegno politico, ma mi sono sentito emotivamente coinvolto dalla Festa della Liberazione. Ho pensato a come devono essere stati duri quei tempi e poi ho pensato a oggi. Allora non c’ero, ma oggi ci sono e vedo le difficoltà della libera informazione a reggere l’urto dei colossi che controllano la pubblicità a livello mondiale. Gli stessi che hanno fatto in modo che solo la pubblicità potesse essere la fonte di incasso sul web. Quello che la loro narrazione interessata definisce “democratico” in quanto gratuito.

Vado a rileggere la definizione di “totalitarismo”: indica la pratica di un soggetto (lo Stato… ma solo quello?) “di ingerirsi nell’intera vita, anche privata, dei cittadini, al punto da identificarsi in essi o da far identificare essi” in quel determinato soggetto. Beh, non c’è stato un periodo della storia in cui pochi soggetti hanno potuto introdursi nelle esistenze private dei cittadini più di quanto stiano facendo i giganti del web.

Quindi ripenso agli strumenti di interpretazione del linguaggio pubblicitario, della sua capacità persuasiva, da dare ai bambini come materia nelle scuole. Già scritto mille volte… ma non vedo tracce di questa volontà o possibilità di rendere più informati e consapevoli i cittadini.

Infine mi informo sulle tasse in Europa, cioè sugli strumenti che gli Stati hanno per garantire il welfare ai cittadini. E vedo qualche Paese furbacchione che ci fa la morale sul debito,  ma poi offre vantaggi fiscali ai giganti del web, che ovviamente ne approfittano. E penso alla spoliazione del nostro Paese, l’Italia, di cui mi sento orgoglioso (oltre che vigile sui difetti).

Metto tutto insieme. Giungo alla conclusione che la “resistenza” (in minuscolo e tra virgolette per rispetto di quella ben più impegnativa di allora) che io avverto come più stringente è questa: non rafforzare con il mio mattoncino un sistema che, nelle attuali condizioni (su quelle serve lavorare!) si avvale della pubblicità e della profilazione per sottrarre molto, ma molto, più di quello che dà. Voglio avere una posizione ben riconoscibile su questo tema che considero cruciale.

Anche oggi, giorno n. 2772, niente pubblicità, quindi,  sul mio sito. E silenzio sui miei profili personali di facebook e twitter. In quasi due anni mi sono concesso un’unica eccezione sulla pagina di una onlus che seguo. Si sopravvive bene lo stesso.

Vi invito a rifletterci e, se siete d’accordo, a fare la stessa cosa. Per chi è d’accordo, ecco la proposta di due  nuovi giorni di stop alla pubblicazione sui propri profili social: 1 e 2 giugno. Ne riparleremo, ma intanto, fatemi sapere chi ci sta.

GiampRem