Silenzio please, è il trentesimo anniversario della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia

diarioSe non avete fatto l’abbonamento a Rep vi offro volentieri una notizia: pur considerando un cospicuo patteggiamento, sembra che nel 2018 Airbnb + Uber + Google + Facebook + Amazon + Apple + Twitter abbiano pagato complessivamente in Italia 37 milioni euro di tasse. A quanto si legge nel post, a proposito delle entrate pubblicitarie della sola Google Italia, solo per fare un esempio, “si parla ormai di un miliardo circa“. Si legge anche che gli incassi dei Giganti del web verrebbero addebitati in Paesi dove la tassazione è più vantaggiosa. Questo dato, insieme agli allarmi di tutti gli esperti sull’eccesso di esposizione dei bambini agli schermi e alla pubblicità (su cui tutto il giochino si regge, essendo la gratuità obbligatoria, almeno per la fruizione dei contenuti sul web, la regola number one del giochino stesso) mi fa pensare che… ebbene sì: è arrivato il momento di una seconda astensione-social! Raggiungeremo stavolta la clamorosa doppia cifra di adesioni? La sfida è lanciata.

In effetti il trentesimo anniversario della Convenzione Onu dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (20/11/2019) è un’ottima occasione per ribadire il concetto: chi intende aderire non pubblica nente sui propri profili facebook, twitter e instagram (magari la prossima volta aggiungiamo pure gli stati whatsapp, sede delle seghe mentali della categoria “emergenti”).  Cosa c’entrano i diritti dell’infanzia con questa proposta affiora nei circa duecento post pubblicati in hp in questi primissimi 2590 giorni di vita di Bimbì senza pubblicità, non ho più voglia di ripeterlo. A settembre, quando il sito ha proposto il primo social-stop,  me ne hanno dette un po’:  ma dài, come si fa, iniziano i corsi, dieci giorni sono troppi, io lo uso per lavoro, io vorrei ma non posso, io potrei ma non voglio, se me lo dicevi prima… Obiezioni accolte! Allora stavolta siamo a fine ottobre, non sottodata e restringiamo a soli tre giorni: 18, 19 e 20 novembre senza utilizzo dei social. Zero. Enjoy the silence (mi tornano in mente Depeche). Tre giorni disconnessi da tutto il vociare e da quell’illusione di ascolto sotto forma di like che riesce a mettere più malinconia del passaggio all’ora solare. Per celebrare i nostri indipendence days e trasmetterli come esempio concreto, non parolaio ai bambini. Tre giorni disconnessi anche per non restare passivi a postare egoselfie, ciascuno con il proprio pretesto socio/politico/economico/educativo/battutaro/culturale/solidale/, che rafforzano chi con la gratuità fa leva su piccoli smisurati ego ma impoveriscono il “senso” di comunità.

Il messaggio a bambini e ragazzi sarebbe dirompente: e molla quel cacchio di telefono! Noi adulti lo facciamo vedi? Quindi lo puoi fare anche tu. Non per sempre, santo cielo (e dalle con la storia della demonizzazione, dell’auto che ha soppiantato il calesse, eccetera…).

Per tre giorni. Poi si ricomincia…

Astenersi hashtag e commenti, niente condivisioni, niente viralità, da evitare come la peste, altrimenti una scelta consapevole diventerebbe conformismo. Chi vuole aderire, lo faccia e basta. Se proprio ci tiene, me lo faccia sapere, ma non è che io ne faccia una malattia… Diciamo che se superiamo quota sei adesioni dichiarate e battiamo il record storico di Bimbì (attualmente incistato a una pur onorevole quota 5, me compreso), beh, darò certamente la notizia.

GiampRem