La senatrice Usa sul New York Times a proposito dei giganti del web

Elizabeth Warren, senatrice democratica Usa (foto da wikipedia)
Elizabeth Warren, senatrice democratica Usa (foto da wikipedia)

Oggi in Italia il nome di Elisabeth Warren non dice molto, ma nel 2020 le cose potrebbero cambiare. La senatrice americana ha infatti dichiarato la propria intenzione di correre per le primarie del Partito Democratico statunitense e potrebbe, teoricamente, diventare la sfidante di Trump. La notizia quindi è questa: la possibile sfidante di Trump è preoccupata dalle dimensioni dei giganti della tecnologia e ha presentato una proposta che mira a contenere la crescita per stimolare la competitività di altre aziende. Come farlo? Con nuove regolamentazioni di vario genere (fiscale, legislativo) ma che muovano dalla gestione dei dati dei consumatori. Gli eventuali effetti ricadrebbero anche su acquisizioni come quella di Facebook con Wathsapp e Instagram. In un post dell’8 marzo, il New York Times scrive che la senatrice

…ha paragonato Amazon al romanzo distopico “The Hunger Games”, in cui coloro che detengono il potere impongono i loro desideri ai meno fortunati.

Forse oltreoceano si sta incrinando la storica associazione di idee che vede i giganti del web culturalmente vicini al campo progressista. Avrà voglia anche il “nostro” campo progressista di fare la stessa cosa? Cioè di considerare i costi sociali (sul mercato del lavoro, per esempio) oltre che i benefici (accesso all’informazione) generati dai colossi del web?

Di Elisabeth Warren si è occupato anche il Corriere della sera in questo post per le pagine di economia, a cura di Daniele Manca. Pur rilevando le poche possibilità della Warren di imporsi alle primarie americane, a Manca non sfugge il dato culturale: negli Stati Uniti si discute senza timidezze su come la società deve organizzarsi per gestire gli effetti della rivoluzione digitale.

Ma per le odierne società monopoliste, il sentiero potrebbe iniziare a essere molto stretto – scrive -. E per il mercato e i consumatori potrebbe non essere una cattiva notizia.

Intanto la senatrice si sta facendo sentire anche a proposito di assistenza all’infanzia, tanto che la CNN ha analizzato in questo post gli effetti della sua proposta che può essere qui (brevemente) riassunta come l’ipotesi di congedo familiare retribuito per i neo genitori. 

GiampRem