Intervista aperta (seconda parte)

Raccolgo qui le risposte di ha accolto il mio invito a partecipare all’intervista completa. Se siete capitati prima su questa pagina… per comprendere meglio dovete per forza leggere qui

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1) Esiste un assedio all’immaginario infantile? Vede, cioè, il rischio che i bambini e i ragazzi vivano sogni confezionati da altri e finalizzati, sempre, a persuadere a un acquisto o all’adesione a modelli standard?
Sono convinto che da tempo l’immaginario sia sotto l’assedio delle strategie del marketing, che tendono a occupare l’ intero orizzonte in una costante opera di colonizzazione. (Pino Zema 8/1)

Indubbiamente! TV, internet, cinema, quasi tutto quello che è dedicato ai bambini è invaso dalla pubblicità come ogni settore della nostra vita. E, in mancanza di altro, questo diventa ovviamente un canale chiave di costruzione dell’immaginario stesso. Se devo dire quello che mi preoccupa di più è però come certi valori (commerciali principalmente come indichi nella domanda due) vengano costruiti nell’infanzia per divenire fondanti anche nell’età adulta come se fossimo tutti sempre alla Scuola Materna bisognosi di un “ciuccio” simbolico per starcene sereni. L’immaginario infantile viene invaso e mutato ma questo mutamento sosterrà anche il nostro divenire eterni bambini spinti da una pulsione a possedere per essere, che può anche avere le sue ragioni in una certa età ma diventa assai limitante da adulti… (Luca Ciancia, responsabile organizzativo Ditta Gioco Fiaba 8/1)

2) Occupare l’immaginario per originare una pulsione all’acquisto: questo binario non rischia di precludere ai bambini altre strade, come la bellezza di “costruire significati”? Relazioni, arte, sport, amicizia, amore, spiritualità… servono tempo e fatica per costruire. Non basta indossare un paio di scarpe
Strategie come la seduzione, la promessa del piacere, la legittimazione dell’ individualismo, concorrono a formare il consumatore perfetto, lasciando poco spazio a percorsi creativi. (Pino Zema 8/1)

Come sopra direi… certo comprare un paio di scarpe è una strada più veloce e comoda! (Luca Ciancia, responsabile organizzativo Ditta Gioco Fiaba 8/1)


3) Nessuno ha la bacchetta magica ma, oggettivamente, Lei dispone di un certo potere di incidere
. Nella Sua posizione, che immagino al centro di mille pressioni di tutti i tipi, come pensa si possa agire a difesa dell’immaginazione dei bambini? Una piccola cosa concreta che possono fare le famiglie, una i media e una le Istituzioni (chi lo desidera riponderà dal proprio ruolo, dichiarandolo: genitore, insegnante, ecc… chiunque ha la possibilità di incidere!)
Come genitore mi sforzo continuamente di fornire ai miei figli strumenti che li aiutino a sviluppare creatività e senso critico. Molto utile sarebbe creare opportunità sociali di incontro e confronto tra le famiglie, che stanno diventando nuclei autoreferenziali, con tutti i pericoli che ciò comporta. (Pino Zema 8/1)

Bisogna investire in cultura in modo che si possa fare accedere tutti i bambini a una molteplicità di stimoli. Teatri, libri, cinema, concerti, musei, luoghi storici, molti possono essere i motori per incidere e arricchire portando anche a una crescita culturale ed economica del paese nel suo complesso. Niente di nuovo, mi pare di dire delle ovvietà… E non giriamoci intorno; la cultura, specie per i bambini, ha bisogno di essere sostenuta economicamente. Produrrà altra cultura, produrrà contenuti ma anche lavoro e quindi, alla fin fine, altri soldi. Che detto meglio si chiama “sviluppo economico”. Ma bisogna investirci perché possa essere accessibile e non prettamente commerciale altrimenti l’unica strada per chi ci opera (io dirigo una compagnia di teatro per ragazzi) è volgersi a quei valori di cui alla domanda uno! (Luca Ciancia, responsabile organizzativo Ditta Gioco Fiaba 8/1)

4) La scuola ha un ruolo chiave nel fornire ai bambini strumenti culturali. Secondo Lei, visti i profondi mutamenti della nostra società (e date per scontate le responsabilità della famiglia), non è un compito proprio della scuola educare i bambini e i ragazzi all’interpretazione del linguaggio e delle finalità della comunicazione pubblicitaria? 
La scuola ha un compito fondamentale nel fornire ai bambini strumenti adeguati per interpretare il mondo. A mio parere oggi che viviamo immersi nella cosiddetta “civiltà delle immagini”, è urgente fornire gli strumenti per districarsi nel mondo delle immagini e dei new media. (Pino Zema 8/1)

Credo proprio di si. La scuola è di tutti ed accoglie tutti e può, deve, essere il principale canale di formazione di una coscienza critica; capace di osservare, comprendere e giudicare, permettendo al bambino di sviluppare un proprio personale punto di vista sul mondo. (Luca Ciancia, responsabile organizzativo Ditta Gioco Fiaba 8/1)

5) Avrà notato l’entusiasmo per gli spot “politicamente corretti“, che si oppone al (giusto) biasimo per quelli volgari. Pur fatte le ovvie distinzioni, non si finisce, così, per riconoscere un ruolo formativo a un linguaggio che invece resta manipolativo qualunque concetto affermi? Educare non è compito di un brand, che semplicemente sceglie le leve più efficaci per il proprio target. Non trova che sia giunto il momento di agire per depotenziare l’efficacia del linguaggio pubblicitario in sè?
L’efficacia della pubblicità si basa proprio sul massiccio utilizzo delle immagini, che risultano così efficaci proprio perchè i destinatari – bambini e adulti – non possiedono le necessarie capacità per interpretarle e decodificarle, subendone passivamente la seduzione. (Pino Zema 8/1)

Questo mi pare un po’ complicato perché la complessità del reale interviene in molteplici direzioni che sono insieme negative e positive. Credo poco ai luoghi protetti che rischiano sempre di divenire prigioni. Penso che imparare a ragionare e sviluppare un proprio individuale sentire nei confronti delle cose sia l’antidoto più efficace contro i condizionamenti in genere. Con mio figlio, 5 anni, ci guardiamo i canali in chiaro e scherziamo delle assurdità della pubblicità e le cose stupide che succedono negli spot; negli spettacoli che dirigo gioco con i format televisivi con ironia; insomma se si impara a pensare si può guardare a tutto senza paura e depotenziare tutto ciò che non desideriamo accogliere. (Luca Ciancia, responsabile organizzativo Ditta Gioco Fiaba 8/1)

Un’idea concreta contro l’eccesso di esposizione dei bambini agli schermi?

Iniziamo a staccarci noi adulti

Diamo l’esempio