Maghino

Nemmeno quest’anno, a cinque giorni da Natale, Paolo Gatto ha voluto mancare l’appuntamento con la fiaba regalata a Bimbì. La tradizione si rinnova. Bello pensare a questo “incontro” annuale, ormai Paolo è un “pezzo” del sito. E poi, direi che quella del 2018 è decisamente una fiaba in linea con… la linea di Bimbì :-)! 

Grazie Paolo!

Freer

C’era una volta un bambino “piccolo e magro come un grissino” soprannominato Maghino. I suoi genitori erano Mago Bìrban e Maga Silvana, due illusionisti assai noti ai telespettatori di mezzo mondo. Per molti anni di seguito Maghino vide papà e mamma soltanto in televisione. Talvolta si parlavano in video chat. A quei tempi due cose, anzi tre, lo divertivano. La prima riguardava i giochi di magia di papà e mamma durante i quali, tra marcette spensierate e luci colorate,  apparivano e scomparivano una varietà inverosimile di oggetti, di animali e di persone; persino interi gruppi di pubblico, di spettatori.

La seconda cosa che piaceva a Maghino erano gli interminabili “Consiglietti per lo shopping di cui erano piene zeppe le trasmissioni di papà e mamma. C’erano un sacco di sketch  con bimbe carine e famiglie felici e simpatiche, con canzoncine deliziose e slogan indimenticabili per via della rima e della musicalità. E soprattutto c’erano prodotti d’ogni genere, “bbbuuoooonissssimiiiii!”,  da mangiare o da bere o da leccare, dolci compresi. Erano, questi, i prodotti degli sponsor e degli inserzionisti che Mago Bìrban e Maga Silvana, con abbondante generosità, lasciavano all’amato figlioletto affidandolo a qualche tata che, per indole o per necessità, si era rivelata in particolar modo adatta alle famiglie dei “senza tempo”, cioè a quelle famiglie che per vari motivi non avevano tempo da dedicare ai loro cari, a cominciare dai più piccini.

Durante gli spettacoli televisivi dei suoi genitori, la terza cosa che divertiva Maghino era un gioco che si era inventato per combattere la solitudine o, se vogliamo, il completo abbandono. Il gioco era “Assaggiamisubito!”. Molto adatto a tutti i piccoli telespettatori teleabbandonati, “Assaggiamisubito!” funzionava così: ad ogni interminabile siparietto di “Consiglietti per lo shopping”, per ogni prodotto reclamizzato  Maghino si lanciava subito a cercarlo fra quelli ammucchiati davanti alla tv o nella dispensa. Sin dall’inizio della pubblicità, magro e agile com’era, schizzava come un razzo più veloce della luce. Individuato il prodotto, lo arraffava, lo apriva, ne squarciava la confezione, lo ingurgitava famelicamente tra goliardiche smorfie da clown  e in fretta e furia passava al successivo “consiglietto” del pubblicitario amichetto eseguendo di nuovo in frenetica sequenza le stesse operazioni di prima. Vinceva se riusciva ad ingoiare l’ultimo prodotto reclamizzato prima della fine degli spot. 

Successe che, gioca ad “Assaggiamisubito!” oggi, domani e dopodomani, per mesi, per anni e per anni ed anni, Maghino, un tempo  “piccolo e magro come un grissino”, per amici, parenti e per tutti quelli che gli stavano accanto, ad un certo punto cambiò soprannome: fu, all’improvviso, Magotto. Perché? Perché crescendo e mangiando, mangiando e crescendo, a furia di quantità inverosimili di bibite gasate, di snack, di merendine e d’intrugli vari, rientranti nei “consiglietti” malauguratamente abbinati all’ “Assaggiamisubito”, era diventato “grosso e grasso come un fagotto” secondo una impietosa canzonatura degli “amici”.

Nel frattempo accadde che il successo dei maghi genitori finì, come ogni cosa nella vita. Il pubblico s’era stufato dei loro trucchi e giochini, gli sponsor e gli inserzionisti si tirarono indietro, le tv di mezzo mondo mandarono a casa i celebri Mago Bìrban e Maga Silvana. I quali, straricchi e un po’ giù di morale, arrivarono a casa e vedendo un bombolotto di adolescente gli chiesero: “Ma tu sei Maghino?”. “No, sono Magotto”, fu la piagnucolosa risposta. Magotto pareva un clown triste e solenne, stile “Re dei pagliacci”, teneramente umano, profondamente violato, umiliato. Si abbracciarono e si fecero festa tra loro ma a tutti fu chiaro che la situazione era seria davvero. Maghino non era più “piccolo e magro come un grissino”. S’era trasformato in un irriconoscibile obeso, un grissino – per mantenere l’immagine della prima infanzia – prigioniero ed immerso in un’enorme, fluttuante gelatinosa massa di grasso. A nemmeno 12 anni pesava la bellezza di 181 chili! Si era trasformato in un ragazzino a rischio di malattie terribili: di cuore, di diabete, di alte pressioni sanguigne che potevano far esplodere arterie, vene, cervello. “Aiuto, aiutatemi!”, implorava Maghino, “voglio essere sano!”.

Chiamarono un medico, due medici, gruppi di medici mentre Maghino lievitava come l’impasto di una pagnotta, come il pallone di una mongolfiera. E si appesantiva sempre di più. Ogni giorno s’ingrassava di uno, due chili, a volte tre. Con un aereo privato fu portato in una famosa clinica americana alla quale ricorrevano i VIP per ottenere veri e propri “miracoli”. Lo prese in cura un professorone, il famoso Bob Nolan, insignito nel precedente decennio di ben sette Nobel per scoperte, studi e risultati d’innegabile rilievo scientifico su vari fronti della medicina. Nolan, che era anche un nutrizionista ma soprattutto uno scienziato umano e di buon senso, spiegò a Maghino che la pubblicità non consiste in consigli disinteressati ma rappresenta gli interessi di chi deve vendere dopo aver prodotto quantità enormi di alimenti, bibite, oggetti. Se non vende i propri prodotti, o meglio se non li vende al più presto possibile, ha solo speso i soldi necessari a produrli e può anche fallire, diventare persino povero. “Ecco a cosa serve essenzialmente la pubblicità”. Maghino capì di essere stato ingenuo a credere a tutti i “Consiglietti per lo shopping” e a giocare in modo smodato ad “Assaggiamisubito!”. E capì che se voleva salvarsi doveva mettercela tutta. “Professore, mi aiuti a dimagrire”, implorò per l’ennesima volta. E per ben cinque anni seguì tutte le sue prescrizioni mediche e comportamentali.

L’ultima volta che il professor Nolan lo andò a trovare, Maghino era un ragazzo ritornato sano benché avesse ancora qualche chilo di troppo. “Professore, le devo la vita”, gli disse Maghino abbracciandolo. “Sei stato bravo”, commentò il luminare. “Che vuoi fare da grande?”, gli chiese. “Voglio essere un uomo libero da condizionamenti, da cattive abitudini e da pregiudizi”, rispose determinato Maghino. Ed aggiunse: “Voglio essere un uomo che capisca sempre, in ogni circostanza, chi è che ‘consiglia’ e per quale motivo lo fa. In tutti questi anni col suo aiuto e con l’aiuto di Dio, di chilo in chilo, è stato per fortuna sensato credere di potercela fare gridando forte, ogni giorno, come un’implorazione, come una preghiera: ‘Io… speriamo che me la cavo!’ Per questo e per tutto, grazie. Grazie di cuore, professor Nolan”.

Paolo Gatto – perpaologatto@gmail.com

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