Fino a che punto è lecito usare tecniche di persuasione per “incollare” i bambini a un dispositivo digitale?

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Lo definiscono “Design manipolativo” ed è la versione nuova e raffinata di una storia vecchia. Però segnatevela questa definizione, perché se ne sentirà parlare a proposito del rapporto tra bambini e schermi. Lo scorso autunno il Campaign  for a Commercial Free Childhood, organizzazione americana a difesa dell’infanzia, ha creato una rete di professionisti desiderosi di contrastare gli effetti dell’eccesso di esposizione dei bambini agli schermi. Il 9 agosto questa rete ha inviato una lettera all’American Psychological Association – la principale organizzazione scientifica e professionale che rappresenta la psicologia negli Stati Uniti – segnalando la pratica non etica di quegli psicologi che utilizzano tecniche di manipolazione, definite “design persuasivo”, con un obiettivo preciso: tenere i bambini agganciati ai dispositivi digitali per esporli alla pubblicità e per raccogliere dati sulle loro abitudini. Questo però sottrae tempo prezioso al gioco creativo dei bambini, alla loro esplorazione “fisica” della realtà e soprattutto al rapporto interpersonale faccia a faccia.  A tutti quegli elementi, insomma, che sono cruciali per uno sviluppo empatico e sano. A oggi la lettera è stata firmata da oltre 200 psicologi, tra cui Sherry Turkle, più volte citata su Bimbì.  

Il testo è inglese ma navigando con Chrome è possibile leggerla subito in un italiano assolutamente comprensibile. Tra le pratiche più controverse citate, c’è lo sfruttamento del desiderio di accettazione sociale – e a specchio la paura del rifiuto sociale – per agganciare l’attenzione di bambini e ragazzi ai social media. La lettera riporta inoltre le dichiarazioni di alcuni ex dirigenti dei colossi del web.

Si cita Tristan Harris, ex design ethicist di Google, che dice:

Il lavoro di queste aziende è di agganciare le persone, e lo fanno dirottando le nostre vulnerabilità psicologiche. 

A proposito dei social media, si cita l’ex presidente di Facebook Sean Parker, secondo il quale i social sfruttano la vulnerabilità nella psicologia umana, aggiungendo poi che

Dio solo sa cosa sta facendo al cervello dei nostri figli.

La lettera del CCFC invita l’associazione di psicologi a intraprendere tre azioni:

  • Invita gli psicologi e l’industria tecnologica a divulgare il loro uso delle tecniche di persuasione psicologica, in particolare quelle relative ai prodotti digitali utilizzati dai bambini.
  • Pubblicare una dichiarazione ufficiale che condanni il ruolo degli psicologi nel progettare tecnologie persuasive che spingano i bambini ad aumentare il tempo sui dispositivi digitali. Perchè l’uso eccessivo dello schermo comporta rischi per il loro benessere emotivo e il successo scolastico
  • Adottare azioni forti per educare genitori, scuole e organizzazioni per l’infanzia sull’uso della persuasione psicologica nei social e nei videogiochi e informare il pubblico sui danni dell’eccesso di esposizione dei bambini agli schermi.

Seguono 200 firme. La lettera ha avuto una forte eco ed è stata ripresa da varie agenzie di stampa e media, tra cui Associate press, Washington Post e Vox. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano le organizzazioni psicologiche in Italia.

@GiampRem

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