Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social

 ⛵ E certo che  l’ho letto. L’ho letto due volte, in vacanza, quando c’è più tempo. Qualche anno fa avevo letto anche “La dignità ai tempi di internet“. Bello quando scopri qualcuno che pur sapendone più di te  lettore, non perde  il buonumore e l’umiltà e nemmeno pretende di dare lezioni dalla cattedra. Non ho ancora cancellato gli account, come Lanier invita a fare, ma la lettura di questo libro ha rafforzato notevolmente le ragioni che già a luglio mi avevano portato a disconnettere me e il sito dai social. L’autore cita la psicologa Sherry Turkle a proposito della distruzione dell’empatia, raccontando come i feed finiscano per modellare una realtà diversa a ciascuno di noi. E di come tutto, ma proprio tutto, sia finalizzato a profilarci per consegnarci poi, nudi e disarmati, agli inserzionisti… che lui definsce “manipolatori della società e della natura umana“. Il feed rischia di diventare una bolla che soddisfa il nostro ego e propone risposte e conferme su misura ai nostri bisogni. Ma così facendo, ci isola. Ci rende dipendenti da quelle conferme e soprattutto ci allontana dall’idea del confronto fatto guardandosi negli occhi, che è alla base dello sviluppo dell’empatia. E’ questo è solo un breve spunto tratto da una delle dieci ragioni sviluppate da Lanier…

Non è un libro facile e nemmeno superficiale. Serve attenzione per cogliere i vari aspetti. Ma risulta evidente come tutto (come al solito, come sempre) sia ideato per rispondere efficacemente alle logiche mercantili che ci hanno conquistato. Senza alcun interesse per la persona intesa come portatrice di ricchezza umana.

Insomma non sono l’unico a manifestare qualche dubbio (e ad agire concretamente, Bimbì è al giorno 2160 senza pubblicità) sul rapporto tra pubblicità e informazione,  sui linguaggi e gli interessi della pubblicità e sugli effetti dell’esposizione a quest’ultima di bambini e adulti.

Più ancora che per la tv commerciale, sul web la leva della gratuità si rivela un’arma micidiale. I benefici che otteniamo non bilanceranno mai quello che perdiamo. Le forme di manipolazione evolvono: un like serve a raccontarsi agli inserzionisti più di quanto serva ad altro e il post che diventa virale soddisfa il proprio ego, ma crea dipendenza… e diventa un servizio a quei meccanismi.

Se non sei parte della soluzione non ci sarà nessuna soluzione

scrive Lanier, in un libro che resta sempre gentile, educato direi, nonostante la portata della sfida che lancia. Bella la metafora del gatto che, a differenza del cane, non si lascia addomesticare. Chi pensa alla crociata luddista e rabbiosa contro la tecnologia, quindi, sbaglia. L’autore è innamorato della tecnologia (è un saggista ma è anche un informatico).  L’invito a lasciare i social è fatto per dare un segnale che spinga a ripensarne l’utilizzo…  oltre che per riprendere il contatto con se stessi.

Sono contento di aver speso 10 euro per comprare questo libro. Fosse stato gratis non l’avrei letto con tanta attenzione.

GiampRem

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Due libri autoprodotti invece della pubblicità. Mais oui, c’est parfum de Bimbì.

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