No portata, no party. Stop ai post di Bimbì sulla pagina facebook

⛵ Perché stare su facebook? La risposta che mi sono dato nel 2012 è stata questa: con la pagina Bimbì per promuovere i post del sito, con il mio profilo per condividere altri interventi legati alla cultura per l’infanzia e all’invadenza di schermi e pubblicità nella vita dei bambini.

Le evidenze che ricavo a quasi 6 anni di distanza sono due. Iniziamo con la prima, che riguarda la pagina Bimbì: beh, è come se fosse chiusa in una riserva indiana. E’ praticamente invisibile, per la portata nulla dei post. E non avendo io nessuna intenzione di sponsorizzarli, i post, è destinata a rimanere tale. Non che mi aspettassi milioni di clic o interazioni (non avrebbero senso su una pagina come la mia). E’ proprio la portata quasi azzerata che mi fa riflettere. Sul tema, mi sono imbattuto on line in diversi ammonimenti di esperti che possono essere riassunti più o meno così:

Facebook non è un ente di beneficenza, quindi è ovvio che chi lo usa deve pagare per avere visibilità!

Ho accolto  come sempre senza traumi psicologici il mio senso di inadeguatezza. Però non sono proprio  riuscito a scartare il pensiero (mio) che metto orgogliosamente anch’esso tra virgolette:

Nemmeno io sono un ente di beneficienza, quindi perché invece io dovrei regalare i miei contenuti a Facebook (anzi, non solo glieli devo regalare… devo pure pagare perchè qualcuno li veda!) contribuendo, paradossalmente, con la mia microbriciola alla sua raccolta pubblicitaria?

L’impianto costa, d’accordo. Ma cosa ci guadagno io, che ai contenuti ci lavoro, in cambio? Visibilità? Grazie, ma non è una valuta corrente al supermercato. Dovrei godere della soddisfazione metafisica dei like? Come sopra. Ho anche fatto qualche considerazione critica non tanto sui numeri, ma sulla qualità e sulla durata dell’attenzione che otterrei pagando per promuovere i post… mmmh.

Insomma, mi sono chiesto: cosa dà di concreto a me questo meccanismo? Non cosa dà agli altri o cosa dà potenzialmente. Cosa dà a me, alla mia pagina, al mio progetto che sarà strapieno di limiti ma che è chiaro a chi lo conosce: mantenere un sito che parli alle famiglie e agli educatori di cultura per l’infanzia e che – esattamente per questo motivo – non ospiti pubblicità. Beh, non ha dato troppo. Anzi, pensandoci, non ha aggiunto proprio nulla.

Trovo che pagare per avere like o visibilità sia legittimo, se si vende un prodotto, ma che sia avvilente per chi si occupa informazione e infatti Bimbì non l’ha mai fatto. Conclusione: se la visibilità per i post su Facebook la si ottiene solo pagando, io accetto – come è giusto – la regola del padrone di casa e poi scelgo di smettere di pubblicare sul social. Da oggi la pagina fb del sito avvia quindi un sorridente ma determinato stop fino a data da destinarsi. Dopo la gita fuori target,  ecco una bella gita fuori dalla riserva, due territori che in fondo sono confinanti.

Il messaggio è rivolto a chi segnala le proprie iniziative sul sito: ecco il motivo per cui per un po’ non le vedrà più qui. Penso che userò quel tempo per mantenere con più attenzione le piantine sul balcone.

Questo per il capitolo relativo alla pagina.

Poi verremo al profilo personale. Anche lì mi son fatto qualche idea. 

Una cosa per volta.

@GiampRem

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