Belsorriso

belsorrisoCon ancora nel cuore la sana e consapevole libidine (salva il giovane dallo spot) che è stata “Questo bimbo a chi lo do?“, ecco una nuova, frizzante, demonizzazione che propongo alla platea di amici e parenti: Belsorriso, ovvero, l’eccesso di esposizione agli schermi e alla tecnologia. Stavolta, però, niente  diario. Ho scelto il linguaggio della  narrazione. I protagonisti della storia sono dei ragazzini, ma io questo racconto lo vedo più adatto a un pubblico adulto. Cos’altro dire? Che ho preferito di nuovo il self-publishing perché mi piace la selvaticità di questo strumento  (ma quanto mi sarebbe servito un editor…) e che non c’è niente di  meglio di un bel sorriso – questo me lo dico da solo – prima di voltare pagina e dedicarmi ad altro. Quello che avevo da dire, finalmente, l’ho detto. Fino in fondo.

@GiampRem

Belsorriso è un’isola immaginaria, dalla forma inequivocabile e dalle leggi ferree. Una di queste è che i ragazzini che frequentano la scuola di “Sopra il colle” non possono addentrarsi nella zona archeologica. Marcel ha 11 anni e troppa voglia di scoprire cosa c’è dietro quel muro. Dopo la fuga nella zona proibita, rientra con una corsa all’ultimo respiro ad Acquamarina, il Villaggio dove risiede. Ha con sè un libro che condivide con i suoi amici Jack e – soprattutto – Elvis, un ragazzino Dotato Ottimamente  ma Vagante Verso Nettuno (Down):  solo lui può interpretare quel libro incomprensibile. Quale segreto nasconde l’area archeologica di Belsorriso? Insieme a Luna, inseparabile compagna di classe, Marcel, Jack ed Elvis si troveranno a dover difendere l’isola dal piano del professor Metrik: usare la Sfera delle Meraviglie, una struttura iper-tecnologica, per conquistare e raccogliere in un enorme database tutti i sogni e i desideri. Il libro avrà un ruolo determinante nella resistenza di Belsorriso. E anche il teatro l’avrà. Perché il teatro difende la libertà di immaginazione e regala la più potente delle emozioni. La storia sfiora delicatamente il tema della disabilità