Tecnologia e conversazione. Secondo la psicologa Sherry Turkle viviamo una crisi di empatia

Sherry Turkle è una sociologa, psicologa e tecnologa statunitense. È un personaggio intellettuale di spicco che si occupa di studi sociali nel contesto delle relazioni tra tecnologia e soggetti umani (fonte wikipedia). Grazie a Mauro Verde per l’aiuto nella traduzione
@GiampRem

“Sono Sherry Turkle e studio tecnologia e cultura. La mia grande idea è che affrontiamo una crisi di empatia e che possiamo curarla con la conversazione. Oggi siamo pronti ad ammettere che, negli affari e nelle questioni di cuore,  preferiamo il testo, messaggi o e-mail, al confronto faccia a faccia, per ottimizzare il nostro tempo. Facendo il multitasking abbiamo  la sensazione che stiamo facendo le cose per bene e dobbiamo aggiungere che tutto questo ci allontana dalla conversazione. Almeno dal tipo di conversazione aperta e spontanea, il tipo di conversazione in cui giochiamo con le idee, in cui permettiamo a noi stessi di essere pienamente presenti e pienamente vulnerabili. Eppure è proprio quella la conversazione in cui fioriscono l’empatia e l’intimità. Siamo distratti ai nostri tavoli da pranzo, nei nostri salotti, ai nostri incontri di lavoro, nelle nostre aule.

Dovremmo recupere le tracce di una nuova “primavera silenziosa”, per citare quello che scrisse Rachel Carson, quando realizzò che con il cambiamento tecnologico era arrivato un assalto al nostro ambiente. Ora  è giunto un altro momento di riconoscere qualcosa. Ma questa volta la tecnologia è coinvolta  nell’assalto all’empatia.

Le ricerche dimostrano che persino un telefono silenzioso su un tavolo da pranzo tra due persone li fa condividere meno l’uno con l’altro. Un altro esperimento evidenzia che con la presenza di un telefono appoggiato anche lontano, le persone si sentono meno legate l’una all’altra, meno interessate l’una all’altra, meno empatiche verso gli altri. Quindi non è sorprendente negli ultimi 20 anni abbiamo visto un calo del 40% negli indicatori di empatia tra gli studenti universitari.

Ma noi siamo resilienti. L’indole umana è resiliente.

In soli cinque giorni in un campo estivo senza dispositivi elettronici, i bambini iniziano a imparare di nuovo la capacità di identificarsi con il sentimento degli altri. Come lo fanno? Parlando tra loro.

La conversazione faccia a faccia è la cosa più umana e più umanizzante che facciamo.

Quindi non si dobbiamo  consegnarci ai nostri telefoni.
Dobbiamo  usarli consapevolmente.
E quando lo facciamo, quando la conversazione rivendica la nostra disconnessione dall’era digitale… allora stiamo facendo la talking cure (“cura parlata”).