Babbo Natale e la fake news. Paolo Gatto regala una nuova favola a Bimbì

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Ad ogni fine anno, con l’avvicinarsi delle Feste, è ormai consuetudine che il sottoscritto scriva la sua “favola di Natale”. Di recente, prima di pubblicarla, ho modo di scambiare due chiacchiere e gli auguri con la Befana e con Babbo Natale. Quest’anno è successa una cosa strana che racconterò per intero in futuro. Inatteso, qualche giorno fa è venuto a trovarmi Babbo Natale. Ha insistito a dettarmi questa favola che prende spunto da un argomento molto attuale e importante sul quale, secondo lui, bisogna riflettere bene e a lungo. “Babbo” era inquieto e indignato. Al suo racconto ho apportato qualche lieve adattamento formale che nulla ha tolto alla versione originale. Le circostanze di quanto accaduto, anche un po’ buffe, le rivelerò, se Dio vorrà, un giorno, quando vi riproporrò questa stessa favola narrata dalla viva voce di Babbo Natale così come l’ho registrata. Ecco, intanto,  più o meno, quanto ho scritto sotto sua dettatura e poi rimaneggiato un pochino.
Paolo Gatto

 
“ C’era una volta un ragazzino che, notando il dilagante successo delle fake news, decise di pubblicarne  più d’una sul web. Ogni volta che scriveva una falsità tutti la cliccavano e ad ogni clic lui guadagnava tanti soldini. All’inizio pubblicò notizie locali e scolastiche. Tutte quelle bufale ebbero un imprevedibile numero di clic e di like.

“Le  notizie erano false ma il successo e i guadagni erano veri. Crescendo, il ragazzino si perfezionò nel ‘mestiere’. Fondò ‘La Bocca della verità’, sito di bufale e fake. Un giorno su questo sito postò come se fosse vera questa notizia: ‘Al via il Nuovo Codice della strada, tutti i semafori out: da oggi si passa col rosso, col verde e con l’arancione’.  

“Tutti coloro che lessero la notizia, credendola vera, all’istante furono presi  dall’euforia e dalla smania di festeggiare. Cliccarono milioni di like e s’infilarono rapidamente nelle proprie auto. Strombazzando e sventolando bandiere e striscioni con scritte tipo: “Liberi dai semafori”, cominciarono a scorrazzare follemente da una parte all’altra delle città, dei paesi, dei borghi.

“Sfrecciavano rumorosi per monti e per valli, per lungo-mari, per piazze, per viali, per vie, per viuzze, per rioni, per quartieri e andavano a tutta birra avanti, indietro, a destra, a sinistra, di qua, di là, di lì, di qui, in giro, intorno, andata e ritorno.

“La notizia aveva provocato un elettrizzante contagio:  tutti a correre, liberi da ogni regola. Liberi dai semafori! E ogni volta che, correndo e suonando di tromba e di claxon, si avvicinavano ad un semaforo,  sia che questo fosse  verde, sia che fosse rosso, sia che fosse giallo urlavano gioiosi l’un l’altro: che bello, non dobbiamo fermarci. Mai più! Invece il più delle volte si fermavano. All’improvviso. Per sempre.

“Com’era prevedibile ed anche logico, ad ogni incrocio si udivano anche a distanza  paurosi boati, stridii e sferruzzare di lamiere e di freni ai quali seguivano lanci impetuosi e scomposti di schegge e di corpi trasformati in incontrollabili bolidi, sibili e tonfi di arti, lamenti; e si assisteva a violenti zampilli e spruzzi irruenti di sangue ancor peggio che in un film di Tarantino.  Fuochi, polvere e fumi assai densi ammorbavano l’aria e la vista. Insomma, un macello.

“Alla fine si contarono moltissime vittime. I pochi feriti scampati all’eccidio non poterono essere curati perché dottori e infermieri erano deceduti anche loro in quella che fu definita ‘la strage della fake news’.

“Il suo autore, ben sapendo che la notizia era falsa, quel giorno non era uscito di casa. E a dire il vero il poveretto non aveva previsto e neanche immaginato quello che sarebbe successo. Si dispiacque infatti non poco per le tragiche conseguenze della sua fake e in seguito a quanto accaduto cambiò mestiere. Purtroppo capì troppo tardi che una falsa notizia può fare del male e fa danni a volte enormi. E a volte uccide.                                                                                                                                                                            Paolo Gatto –  pg.gatto@tiscali.it

* * *

Grazie di cuore a Paolo Gatto, che anche quest’anno non ha fatto mancare il suo saluto natalizio sotto forma di favola. Succede da tanti anni e questo appuntamento  è diventato un “classico” di metà dicembre.  Quest’anno Paolo ha scelto il tema della “fake news”: in effetti le favole potrebbero rivelarsi il linguaggio migliore per spiegare i bambini gli effetti delle bugie! Naturalmente trattasi di opera di pura fantasia: il sito citato nella favola non esiste. 
Grazie, Paolo per aver dedicato tempo a Bimbì.
Buon Natale!
GiampRem

Come tutto il sito, anche questo post si finanzia solo con la vendita del libro ⛵

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