Tristan Harris, ex designer di Google, a proposito di smartphone e dipendenza

  

 

⛵ Sempre meno padroni del nostro tempo e “rapinati” della nostra attenzione. Stimolati (oppure indotti) all’indignazione, perché quell’emozione si diffonde più viralmente di altre. Bisognosi di conferme esterne: inchiodati alle notifiche che ti interrompono e ti riportano là, ti piaccia o no. La nostra attenzione è una quota di mercato disputata  da pochi colossi mondiali. E’ sottratta alle nostre cose, alla nostra esistenza, con tecniche di persuasione studiate in laboratorio a cui non siamo in grado davvero di opporre resistenza. La corsa alla conquista del nostro cervello. Fin da bambini, da ragazzini. Nulla di violento, per carità, siamo in democrazia! E tuttavia, quella sottile dipendenza che si insinua e che fin da subito diventa invisibile e irresistibile. Rendendo meno liberi.

(Ah già, il  libero arbitrio eccetera, certo. Ma figuriamoci, eccetera, se io non sono in grado, eccetera, di regolare il mio rapporto con lo smartphone!  Ecco cosa  dice Tristan Harris, ex designer di Google,  a The Atlantic, in un post che ho trovato grazie a Rivistastudio:  

Potresti dire “è colpa mia”, ma non sarebbe ammettere che dall’altra parte dello schermo c’è un migliaio di persone il cui lavoro è precisamente infrangere qualunque senso di responsabilità tu riesca a mantenere.  

Torniamo sempre a monte: siamo target commerciali, nient’altro. La nostra attenzione (e quindi il nostro tempo, la nostra immaginazione, i nostri significati) non è più “nostra”. Con più o meno consapevolezza la cediamo a una manciata di ingegneri che se la litigano per dirigerla sulla  pubblicità.  Bello aver scoperto Tristan Harris, ex designer di Google. Per chi non conosce l’inglese, nel video (17 minuti) si possono attivare i sottotitoli in francese. Chrome riporta, più sotto, il testo scritto in italiano. Insomma, se volete andare a fondo i mezzi ci sono. Ci sono anche proposte su come rendere più “umano” l’utilizzo della tecnologia.

Nel frattempo, dovrebbe dargli un’occhiata chi propone lo smartphone come strumento didattico. Non bisogna demonizzare eccetera, le crociate eccetera, la modernità al posto del calamaio eccetera, il problema non è la tecnologia eccetera, ma l’utilizzo che se ne fa eccetera. Gli dia un’occhiata chi vuole questo e si domandi cosa rischia di promuovere, al netto degli eccetera.

@GiampRem

Come tutto il sito, anche questo post si finanzia solo con la vendita del libro ⛵

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