Lo smartphone… uno strumento didattico?

Federico Tonioni è il responsabile del primo centro pediatrico italiano che si occupa di dipendenza da internet, al Policlinico Gemelli di Roma. Questa sua breve intervista non è recentissima, l’ho condivisa già qualche mese fa su facebook. La riprendo di nuovo, dopo i recentissimi interventi di Alberto Pellai

Da anni, alcuni specialisti che si occupano di prevenzione e relazione genitori/figli incontrano i genitori e parlano con loro affinchè sentano la necessità di costruire un progetto educativo intorno all’uso delle tecnologie in famiglia. E spesso il messaggio più importante che lasciano alle famiglie è: “riducete, eliminate, disintossicate la presenza dell’online nella vostra esistenza. Perché voi pensate di saperla controllare… e invece ve ne trovate controllati. Sempre di più.” Per questo, la notizia dello sdoganamento degli smartphone nelle aule scolastiche dei nostri figli mi trova contrario. E mi preoccupa.

e Daniele Novara,

Gli alunni sono sempre più isolati dentro il loro dispositivo digitale. La tecnologia a scuola diventa una risorsa se usata collettivamente. Se usata individualmente schiaccia gli alunni nell’isolamento e nella distrazione, sottraendoli all’apprendimento sociale condiviso coi compagni. Opporsi a questa deriva è l’unica cosa che possano fare i genitori, se vogliono evitare guai seri ai loro figli.

perchè mi sembra si leghi (pur da più lontano) alla discussione intorno alla scelta dichiarata dal Ministero di adottare lo smartphone a scuola come “strumento didattico”.

Spiazzante. Come genitore non delego alla scuola compiti educativi che considero miei, ma almeno mi aspetto che la scuola non aumenti le difficoltà. Non è per niente facile, oggi, gestire l’utilizzo dei dispositivi elettronici nei bambini e nei preadolescenti. Limitare la loro esposizione a schermi e a connessioni varie entro un tempo ragionevole.  Tenerli attaccati alla realtà, che non è quella che passa su uno schermo. Lo stesso sito Bimbì nasce per analizzare criticamente il rapporto  bambini/pubblicità e bambini/tecnologia/schermi/web. Se lo smartphone  diventa “strumento didattico”, siamo al cortocircuito nella comunicazione adulto/ragazzino.

I miei interrogativi:

  1. Perchè uno smartphone dovrebbe facilitare l’apprendimento?
  2. Non metterlo a disposizione a scuola significa negare lo sviluppo di strumenti cognitivi a bambini e ragazzi?
  3. A quale “pratica” verrà sottratto il tempo dedicato all’utilizzo di questo strumento?

Mi aspetto di leggere presto studi che rispondano positivamente alle prime due domande e che spieghino. Sarebbe anche interessante sapere qualcosa sul “costo”, oltre che sull’eventuale beneficio di questa scelta. Non quello economico (che pure apre scenari interessanti…), ma quello culturale. A scuola useranno le modalità offerte da questo moderno strumento di conoscenza al posto di altre. Quali sono… le altre, quelle a cui si rinuncia?

@GiampRem

Come tutto il sito, anche questo post si finanzia solo con la vendita del libro ⛵

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