Una visione per la scuola e per le famiglie. Proviamoci.

Techynology Family – © Matthew Cole – fotolia.com

Questa intervista a Josh Golin, direttore esecutivo del Campaign for a Commercial Free Childhood è in inglese, ma con Chrome leggerla in italiano è semplice. La segnalo perchè Golin, figura autorevole dell’attivismo americano, si sofferma sull’occupazione dell’immaginazione dei bambini, a dimostrazione che il tema è considerato secondario solo da chi ha interesse a imprigionarla in una riserva. Non è un caso che il gioco creativo continui a perdere terreno a vantaggio di supporti tecnologici. Il direttore del CCFC  richiama il detto che i migliori giocattoli sono quelli per cui il 90% del divertimento dipende dai bambini e il 10% dai giocattoli stessi. E’ proprio quella la condizione ideale per lo sviluppo di un’immaginazione autonoma. L’invenzione, i ruoli, gli scenari, gli amici immaginari. Le diverse possibilità da esplorare.

Bambino davanti allo schermo – ©Freer– fotolia.com

No, non è un caso che la narrazione odierna dica l’esatto contrario. Il gioco, cioè la cosa più “libera” che esista nell’età più tenera che esista, passa sempre più frequentemente da uno schermo, dentro un recinto regolato da meccanismi già predefiniti. Ci si abitua fin da piccoli all’idea. Tra gli esempi di giochi tecnologici, Golin cita anche la famosa bambola, quella che interagisce con la bambina, dialogando con lei attraverso una connessione wi fi. A parte i dubbi legati alla privacy, tocca il tema dello stimolo della fantasia. Si fa meno “fatica” a giocare con lei. Non devi immaginare tu le risposte (facciamo finta che…), anzi è lei che tende a guidare.

Qualcosa di simile succede anche con gli spot pubblicitari, no? Hanno risposte pronte per bisogni che essi stessi creano dal nulla. Anche lì, nessuna “fatica” da fare. La fatica è bandita. Lo schermo tv trasmette il modello dell’uso e consumo passivo di rappresentazioni. I nuovi media inducono alla modalità compulsiva. In entrambi i casi direi che la volontà personale vada allenata. Mi sembra urgente non “vietare”, ma fornire ai bambini chiavi di interpretazione.

Sì, sì, ok, domani vediamo.
Intanto mettiti comodo fin da subito, bambino.
Lasciati guidare alle diverse forme del modello ’“usa e getta”.

bambino

Del resto il consumo, inteso come soddisfazione immediata e acritica, di qualunque desiderio individuale, è il Primo Comandamento del Catechismo mercantile.  Al netto delle belle parole, i bambini respirano questa concezione edonista e un tantino bacchettona dell’esistenza. Ma vallo a raccontare in giro che si ispirano a noi adulti. Se va bene ottieni quattro millisecondi di attenzione. 

© ninever-fotolia.com 


Serve far scoprire piaceri diversi rispetto a quelli rilanciati dalle Cattedrali commerciali,
con i loro psico-sermoni autoproclamatisi “creativi”. Andare a teatro, leggere un libro, socializzare e giocare di persona invece che con i byte. Non rappresentare, non mettersi in posa, non essere mediatici. Fregarsene bellamente della ricerca conformista del consenso. Godersi, invece, il momento del gioco. Viverlo. Giocare con i materiali, toccarli, costruire, sperimentare. Immaginare e fare. Serve qualcuno che diffonda la notizia che quei piaceri sono assediati, ma non estinti. E allora…

Electrical cables – ©Exentia – fotolia.com

Quattro idee per chi condivide

Idea n. 1 – Ampliare la comunità attiva intorno a questo sito di informazione 
Con Bimbì posso arrivare a uffici stampa a organizzazioni culturali, probabilmente anche a giornali. Ma non basta. E’ importante raggiungere i genitori con questa sensibilità che, ne sono assolutamente certo, esistono. C’è un sito che da 1642 giorni non vuole pubblicità perchè dipendendo da quei meccanismi è impossibile mettere davvero al centro del progetto editoriale la cultura per l’infanzia. Diffondetene l’esistenza ai vostri amici. Una persona che ascolta vale più di diecimila fan.

Idea n. 2 – Ampliare la comunità attiva intorno a questo sito di informazione 
Ho fatto il copiaincolla del titolo sopra. Ma volevo ribadirlo. Se non si paga, un post sulla pagina Facebook compare sulla bacheca del 5-10 % dei fan. E’ quasi come parlare da soli. Come raggiungere quei genitori potenzialmente interessati?

Idea n. 3 – Non è un’idea ma è un memo: il Diario autoprodotto è l’unica fonte di finanziamento del sito
Ho scritto Questo bimbo a chi lo do? per venderlo e consentire ai contenuti del sito di sostenersi senza mescolarsi a marchette, consigli per gli acquisti, banner e pubblicità nascosta. Se vi piacciono le gite fuori target, compratelo. Gratis sono disponibili solo le illusioni. Se tutto è gratis il prodotto sei tu.

Idea n. 4: Una visione “per” la scuola e azioni concrete “nella” scuola. Questo è l’obbiettivo più a lungo termine. Con l’attuale ritmo dovrei arrivarci nella seconda metà del 2065, insieme al closing del Milan.  
Eh, lo so.
Manca un po’.
Forse con una forte spinta dal basso il sito assolverebbe prima la sua funzione. Che non è quella di abbaiare alla luna ma, appunto, quella di incidere. I bambini devono essere educati a riconoscere l’assalto della tecnologia e dei linguaggi della pubblicità alla propria immaginazione. Riconoscere per comprendere. Non per rifiutare a priori l’una o l’altra. E devono imparare a farlo a scuola.  Penso a una formazione degli insegnanti, da affiancare a interventi di professionisti esterni. In ottica alunno, la vedo come una materia equivalente all’apprendimento di una lingua straniera.

L’ultima è una visione, appunto. Lontana… ma chissà. Ci si può arrivare solo riuscendo a intercettare un bisogno esistente, ma polverizzato in interventi troppo isolati tra loro. Riuscendo a radunare quel bisogno intorno al sito e dandogli una voce forte. Per il 2065 mi immagino ragazzini sgamatissimi che tornano a casa da scuola e stimolano genitori e nonni a mollare lo smartphone, a leggersi un libro, a comprarsi abiti e accessori no logo perchè “solo i vecchi vanno in giro marchiati come vitelli” e a godersi almeno gli ultimi giorni senza infliggere su facebook il selfie della prostata e varie nostalgie del tempo che fu.

@GiampRem

#RaisingTheSail (cit. Truman Show) #IssandoLaVela ⛵

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