Resistere alla “trama” pubblicitaria

E’ la tecno-promozione del proprio ombelico il brand dell’epoca. Ed  è un vero peccato, perchè restringendo l’orizzonte si perdono interventi come quello dello psichiatra Serge Tisseron e del pedagogista Philippe Meirieu, sul tema “bambini e pubblicità”. Ci è voluto del tempo, ma l’ho tradotto (qui c’è la fonte originale). Credo che questo intervento descriva le ragioni del disagio sempre più diffuso. Abbiamo un senso comune tutto da ricostruire. Ci tocca un investimento di energie che non è più procrastinabile e ci vorranno anni dopo che il marketing commerciale ha demolito tutto. Ma chi, se non gli educatori, i genitori e coloro i quali si occupano di cultura per l’infanzia, può avere interesse ad avviare questo difficilissimo percorso? Pensate che possa farlo lo sponsor? Noi siamo gli unici che possono farlo.  In Francia hanno approvato una legge che vieta gli spot sulla tv pubblica durante le trasmissioni per i bambini. Vi propongo di attivarci per capire insieme se si può muovere nella stessa direzione, proseguendo sul cammino intrapreso da Rai Yo Yo, ma soprattutto avviando un dibattito più ampio sulll’argomento.
@GiampRem
 

ImaginationRésister à la conspiration publicitaire

Anche se alcuni genitori hanno resistito, per principio o per necessità, alla pressione mediatica delle feste di fine anno, tutti hanno potuto misurare il favoloso impatto  delle campagne pubblicitarie sui nostri bambini. Tutte tramano per fare dei nostri bambini dei consumatori lobotomizzati e dei loro genitori degli adulti presi dai sensi di colpa non appena rifiutano di cedere alla minima richiesta.

La trama è terribilmente efficace: strumentalizza l’egocentrismo infantile – una fase normale dello sviluppo – e mantiene i nostri bambini  nella sfera infantile del capriccio quando servirebbe, al contrario, aiutarli a liberarsene per accedere al pensiero. Questo movimento s’impone tanto più gioca sulla mercificazione  delle relazioni affettive: l’amore si misura – quando non si compra! – con la potenza della soddisfazione immediata del regalo. Barre di cioccolato o gadget cinematografici, assortimenti di abiti  o protesi tecnologiche di ogni tipo, il meccanismo è lo stesso: <<Se mi vizi vuol dire che mi vuoi bene e se mi vuoi bene te ne vorrò anch’io… Se non mi vizi scatenerò la concorrenza tra adulti e, siccome tutti volete essere amati da me, finirò per essere soddisfatto!>>

Ora, ecco che un’iniziativa parlamentare può spostare un po’ l’ago della bussola: un gruppo di deputati, riprendendo una proposta del Senato, propone di vietare ogni pubblicità commerciale durante le trasmissioni per i minori di 12 anni, da quindici minuti prima a quindici minuti dopo, e questo sulla totalità dei programmi per bambini della tv pubblica.

Il progetto può sembrare modesto: non è affatto una riforma dei programmi per bambini che permetterà loro un vero accesso alla cultura, alle lingue straniere, alla decodificazione dell’attualità; si applica solo al Servizio Pubblico e rischia di far transitare sui canali privati una parte della manna pubblicitaria… Ma oltre al fatto che questo “transfert” dovrebbe essere minimo, è essenziale che il nostro servizio pubblico radio televisivo sia assolutamente esemplare. E’ fondamentale che nel momento in cui si esortano senza tregua gli educatori a lottare contro tutte le forme di egemonia (“emprise” ha diversi significati, può essere tradotto come  influenza, potere, dominio) e a formare cittadini lucidi, i genitori possano fidarsi del servizio pubblico e che quest’ultimo incarni i valori per i quali lo Stato afferma di  mobilitarsi.

Che senso ha, in effetti, il divieto di pubblicità dopo le ore venti – per risparmiare agli adulti le intrusioni commerciali – quando si lasciano i bambini, di mattino e pomeriggio, davanti a ciò di cui, peraltro, ci siamo impegnati, firmando la Convenzione Internazionale  sui Diritti dell’Infanzia, a proteggerli? *

* (In Francia  la tv pubblica non trasmette pubblicità dalle 20 alle 6 del mattino. E questo viene considerato troppo poco…  Quasi uno “sberleffo” nei confronti dei bambini che la tv la guardano di pomeriggio. Vi rendete conto dell’arretratezza in cui, da questo punto di vista, viviamo in Italia? E dell’indolenza, imperdonabile, con cui la accettiamo?)  

Perchè oggi l’11% del tempo passato davanti alla televisione dai bambini è consacrato alla pubblicità. Ora, da una parte, al di sotto di 6/7 anni, questi bambini non fanno distinzione dello status dei programmi e dei messaggi, mescolando realtà, finzione e prescription. D’altra parte, sono tutti sensibili al ritmo rapido e al crescendo degli effetti pubblicitari che svalutano l’attenzione lineare necessaria  per accedere a un vero lavoro intellettivo. Insomma, si sentono come se la pubblicità li investisse del potere di esigere e del dovere di ordinare, ivi compreso per prodotti la cui scelta dovrebbe riguardare solo i loro genitori.

Si potrebbe sperare che, davanti a questi elementi, ci sia l’unità al Parlamento, il 14 gennaio prossimo (la legge è passata il 7 dicembre 2016, questo è un testo del gennaio 2016) per votare questa proposta di legge, primo passo verso una vera “priorità alla gioventù”, tanto annunciata e tanto attesa.   Ma ecco che il governo chiede ai deputati di respingere questo testo e rinvia a una decisione ulteriore, dopo uno studio sulla pertinenza della misura e sul suo impatto finanziario che sarebbe rimesso da una “commissione Théodule”… il 30 giugno 2017! Certo, questa proposta di legge costerebbe circa 7 milioni di euro, ma questo rappresenta meno dello 0,2% del budget di France Télévision. E, comunque sia, è una somma irrisoria rispetto al costo dell’obesità, dei disturbi psichici e del fallimento scolastico messi insieme.

Bisogna sapere quello che si vuole: fare dei bambini di Francia dei buyer di famiglia, dei futuri consumatori compulsivi sottomessi ad ogni forma di influenza … o dei cittadini capaci di distinguere il “sapere” e il “credere”, di resistere  agli “ordini”, di non cedere alle pulsioni e di partecipare e coinvolgersi nella democrazia? (dal sito www.meirieu.com/)

Philippe Meirieu, Professeur émérite en sciences de l’éducation à l’université Lyon 2
Serge Tisseron, Psychiatre, psychanalyste, Université Paris VII Denis Diderot
 
 
#RaisingTheSail (cit. Truman Show) #IssandoLaVela ⛵

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