I bambini non riconoscono la natura del messaggio pubblicitario

@oksun70-fotolia-com
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<<In una democrazia, tutti i cittadini devono conoscere la natura del messaggio che ricevono. Ora, prima dei 6 anni i bambini non sono capaci d’identificarla. Accolgono una pubblicità con lo stesso spirito di un documentario, possono pensare che un alimento visto in tv faccia crescere. Ciò significa che i bambini non sono trattati come cittadini, ma come il target di riferimento senza difesa dei pubblicitari>>
(Serge Tisseron psichiatra, psicanalista e dottore in psicologia).

Io non sono uno psichiatra. Sono anzi consapevole di non disporre dell’autorevolezza medica e nemmeno di quella di educatore professionale. Per questo motivo sul tema mi piacerebbe sentire il parere delle  categorie specializzate italiane: qual è la posizione di pediatri/e psicologi/e, psichiatri/e, educatori/trici, insegnanti in merito? E come la pensano gli operatori della cultura per l’infanzia? In Francia diverse organizzazioni hanno ritenuto che la tesi fosse condivisibile, tanto che quella frase è stata inserita in un documento di associazioni pediatriche inviato a supporto della legge che dal 2018 vieterà la pubblicità nei programmi per i bambini dalla tv pubblica.  Non lo voglio dare per scontato. Ma nel caso si convenga anche qui in Italia che un diritto sia, in sostanza, negato o comunque molto ammorbidito (con tanti saluti alla Convenzione e alle celebrazioni del 20 novembre) non sarebbe il caso trovare insieme una modalità per ristabilirlo anche da noi, prima un punto di vista culturale e infine da un punto di vista legislativo?  E’ benvenuta anche l’opinione dei genitori, ovviamente. Sempre più difficile quel mestiere.   

@GiampRem

Opinioni italiane

Paolo Crepet, psichiatra, scrittore e sociologo. Recentemente ha pubblicato il saggio “Baciami senza rete. <<Sono assolutamente d’accordo con Serge Tisseron. I bambini sono sempre più strumentalizzati ai fini degli adulti. Sono dei diventati dei “buyer” cui aziende senza scrupolo si rivolgono con la complicità dei loro genitori. Se fin da piccoli saranno strumenti e non soggetti attivi, cos’altro potranno diventare se non cittadini passivi e teleguidati? Ma forse è proprio questo che in molti si prefiggono>> (5/1/2017)

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Daniele Novara, direttore del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti. <<Tutti gli esperti concordano con Tisseron,  che ha fama mondiale riconosciuta. Il problema è l’enorme arretratezza del nostro Paese, dove non esiste una normativa adeguata per proteggere i bambini dall’assalto del marketing commerciale. I bambini sono, anzi, un target prediletto perchè privo di strumenti per difendersi. Basta vedere come si sia abbassata l’età di acquisto di uno smartphone… già a 6/7 anni. Per le multinazionali straniere l’Italia è una pacchia, siamo una terra di conquista. Sono più che mai convinto che serva una normativa per proteggere i bambini, che altrimenti crescono a pane, schermi e pubblicità>> (6/1/2017).    

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La fonte da cui ho tratto la citazione di Serge Tisseron è questa lettera. In lingua originale: <<Dans une démocratie, tous le citoyen doivent connaître la nature du message qu’il reçoivent, Or, avant 6 ans, le enfants ne son pas capables d’identifier cela. Ils reçoivent une publicité de la même  manière qu’un documentaire, peuvent penser  qu’un aliment vu à la télé fait grandir. Cela signifie que le le enfants ne sont pas traités commes de citoyens, mais comme les coeurs de cible sans défense des publicitaires>>

#RaisingTheSail (cit. Truman Show) #IssandoLaVela ⛵

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