A sostegno del Campaign for a Commercial Free Childhood

campaign for a commercial free childhood Per il terzo anno oggi ho rinnovato il piccolo contributo al Campaign for a Commercial Free Childhood (blog), l’organizzazione americana fondata da Susan Linn e attiva per liberare l’infanzia dall’assedio commerciale. Che molto spesso origina da uno schermo.

20 dollari non cambiano la vita a me e nemmeno a loro. Ma io l’ho fatto, nonostante l’oceano che separa Milano da Boston, l’Italia dagli Usa, perchè i diritti dell’infanzia non hanno bandiera e per risolvere un mio bisogno: quello di avere un’informazione libera da interessi commerciali che altrimenti prendono il sopravvento. Non sono ingenuo e nemmeno in malafede, quindi non mi illudo che questo possa avvenire gratis. Gratis, i contenuti servono quasi solo a veicolare pubblicità nelle nostre case.

Children need commercial-free time and space. In fact, researchers found that children’s empathy and ability to read emotion in others’ faces increases after just five days at a screen-free, nature-based camp”. 

Sono parole scritte da Josh Golin, direttore esecutivo del CCFC (pagina facebook). I bambini hanno bisogno di tempo e spazi senza pubblicità. Pare bastino appena cinque giorni lontano dagli schermi perché cresca la loro empatia, cioè la capacità di riconoscersi nelle emozioni degli altri.

Condivido. Quindi sostengo. E proseguo da Milano nella stessa direzione.

@GiampRem

PS: nel caso decidiate di sostenerli anche voi, usate pay pal, la loro piattaforma è adatta solo ai residenti Usa

#RaisingTheSail (cit. Truman Show) #IssandoLaVela ⛵

 

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