Dai, pensaci bene. Tu ami il Grande Fratello

“Tu hai paura… per questo non puoi andare via. Stai tranquillo… ti capisco. Ho seguito ogni istante della tua vita. Ti ho seguito quando sei nato. Ti ho seguito quando hai mosso i tuoi primi passi. Ti ho seguito nel tuo primo giorno di scuola. Il momento in cui hai perso il tuo primo dentino… come fai ad andartene? Il tuo posto è qui, con me!
Parlami… dì qualcosa…
Accidenti Truman, Cristo, vuoi parlare?!
Sei in televisione!
Sei in diretta mondiale!”

(Chistof – Truman show  – 1998)

⛵ Questo post sulla NFL passerà inosservato ed è un peccato. Ma in fondo lo capisco. Già l’interesse per gli effetti del Pensiero-Unico-Markettaro-Pubblicitario è zero se gli stessi riguardano le cose italiane. Figuriamoci se riguardano il campionato di football americano. Sì, quello dove giocano quei giganti dalle spalle imbottite ma ugualmente enormi, con i caschi che riducono il rischio di traumi cerebrali. A te, Unico Lettore, che contro ogni pronostico ti stai avventurando in questi territori, voglio riassumere il lunghissimo post dell’Huffington Post statunitense grazie all’aiuto prezioso nella traduzione di Mauro Verde. Il mio modo per ringraziarti, Unico Lettore, o Unica Lettrice, è rivolgermi a te con considerazione anche se sei uno invece che  centomila. Proprio per questo desidero farti una premessa. Il post dell’HP riguarda la realtà americana. Non ci sono riferimenti italiani. Lo riprendo non come critica a chi in Italia pratica il Football americano, contro cui non ho nulla (pur non considerandolo a mia volta adatto ai bambini), ma solo perché descrive efficacemente il metodo di persuasione. Lo riprendo pensando che come con il football, questo metodo può essere utilizzato per qualunque altra attività, prodotto o modello.

La Bellezza dà speranza. E un po’ di speranza non farà male a te che ti avventuri in questo post. Guarda che è lungo. Non hai di meglio da fare? Beh, se prosegui allora grazie. Non posso copiare le immagini dell’Huffington Post. Ma per risarcirti della tua attenzione non mi andava di ripiegare su foto dozzinali. Ecco invece questa meraviglia di Luca Agnani.  La Bellezza mi sembra la risposta migliore che si può dare all’uniformità e ai meccanismi. Guardo “Primi Passi”, al min 2,30, e mi ricordo che loro, i bambini, si fidano dell’abbraccio adulto

Mamme, fareste praticare ai vostri bambini il Football americano?
Eh già. Troppo facile dire di no. Per arginare il forte calo di praticanti, dovuto anche alla  durezza di quello sport,  la National Football League, cioè la lega  professionistica americana, si è affidata a un’agenzia di marketing. E questi signori hanno fatto il loro mestiere, dando vita a un progetto articolato. Sono partiti dalla creazione di un videogioco che metteva in palio borse di studio settimanali del valore di mille dollari (precedentemente ben 10 mila). George Dohrmann, autore del post su HP, scrive che nel regolamento la parola “Scholarship” (“borsa di studio”) era scritta tra virgolette. Cosa che lasciava intendere che poi, nella realtà, il vincitore avrebbe potuto spendere il premio settimanale come gli pareva. Dohrmann non è proprio l’ultimo arrivato, visto che ha vinto il Premio Pulitzer. Se scrive così qualche dubbio lo fa venire. Insomma… che le “scholarship” siano state un annuncio? Certo, gli annunci piacciono! Uno li vede e ha così bisogno di  crederci… che poi alla fine ci crede davvero.

Che si tratti di “annunci” o no, intanto un‘immagine inconsueta pianta la tenda tra i neuroni di chi ci si imbatte.
E quell’immagine si mette al lavoro.
Crea nuovi collegamenti, nuovi ponti. Nuove strade.
E poi è solo un’avanguardia.
C’è ancora tutta la cavalleria, più indietro, che è già pronta a completare l’opera.

* * *   

Mamme, fareste praticare ai vostri bambini il Football americano?
Ancora. Vi dico che è troppo facile dire di no senza essere sottoposti a una persuasiva campagna di marketing. Immaginate ad esempio che la scuola di vostro figlio venga “infiltrata” dalla Lega di quel Football (oppure dalla Lega di un detersivo, di una merendina, di una banca, di un profumo, di un videogioco… il Football è solo uno spunto che giunge dall’America).  In classe si gioca all’”Esperimento del giorno di gioco”: quale sarà il risultato della tua squadra del cuore? Lo sai indovinare, piccolo, amabile scolaro? Attenzione però. E’ un gioco, ma ti devi impegnare lo stesso. Ci sono anche i compiti a casa. Per scoprire se la tua previsione è azzeccata devi guardare la partita insieme alla tua famiglia. 8 milioni di bambini americani in età prescolare e 28 milioni delle elementari raggiungibili ogni anno con questa modalità. Niente male le dimensioni del target, che ne dite? Chissà che qualcuno tra questi non vada a incrementare il numero di praticanti. Certo c’è del lavoro da fare per farsi largo tra tutti quei neuroni che a scuola tendono a creare collegamenti così poco efficaci per il business. Bisogna asfaltare le connessioni improduttive e crearne di nuove. Stavolta più convenienti. Immaginate allora che in televisione inizino a comparire show per convincere le mamme a lasciar giocare i figli a Football. Immaginate che sempre per le mamme, il target più lusingato-irretito-assediato del sistema solare, si organizzino incontri sul tema della sicurezza del giocatore (Moms Footbal Safety Clinics). Che le mamme incontrino ex giocatori e che provino loro stesse a divertirsi con esercizi sul campo. Wow. C’è anche la foto sull’HP. Tutto sommato è davvero spassoso. Si sposa pure con la rappresentazione mediaticamente spendibile della mamma-tigre. E poi si torna pure a casa con la borsa e la t-short, ovviamente ben marchiate con il logo, e con il buono ristorante. Beh, niente male no?

A tutto questo aggiungete fiumi di articoli, reports, video, blog.

pensieroso

Mmmmh…

Ma… sarà davvero così imprudente giocare a Football americano da bambini? Non siamo forse noi, mamme, che per un nostro egoismo impediamo ai bambini di esprimere il loro potenziale sportivo?

La confezione inizia a prendere forma.
Guarda cosa può nascere da un contatto così imprevedibile tra neuroni.
 Te lo saresti mai aspettato?

Mamme non allineate, mamme fuori target, ce ne saranno sempre, naturalmente.
Ma resta il fatto che con un po’ di soldi il senso comune lo determini in scioltezza.
E se ci riesci con il Football americano per i bambini… puoi riuscirci con tutto.

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Mamme, fareste praticare ai vostri bambini il Football americano?
Secondo uno studio del 2000 effettuato negli Stati Uniti, citato dall’italiano Il Post in un articolo sul casco di protezione, su 1094 giocatori ex professionisti il 61% circa ha avuto almeno una commozione cerebrale, il 49% “ha sperimentato  perdita di sensibilità e formicolii e il 31% ha problemi di memoria e l’11% non è in grado di nutrirsi autonomamente”. Scrive Dorhmann che Obama ha dichiarato che non farebbe giocare i suoi figli a Football. Da italiano, completamente estraneo a quello sport, tendo a rispettare chi lo pratica e anche a pensare che la violenza degli impatti tra i giocatori lo rendano non adatto a bambini e ragazzini. A meno che non succeda come nel rugby, dove ci sono organizzazioni che adattano notevolmente le regole alle caratteristiche fisiche e psicologiche dei  bambini. Insomma, niente contro quello sport, ma non lo farei praticare a un bambino. Mi interessa tuttavia raccontare come le cose considerate impensabili possano diventare  “pensabili” grazie a una buona azione di marketing. Perchè è proprio quello che succede tutti i giorni. Perché le tecniche di  persuasione tolgono spazi di libertà e autonomia di pensiero se non si hanno strumenti per riconoscerle e difendersi. Molte mamme americane erano certe che il Football non fosse esattamente lo sport più adatto ai bambini. E probabilmente da qualche parte dentro di sé lo pensano ancora.

Poi però.

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Di nuovo la Bellezza. La Bellezza è un argine, un salvagente, un’àncora. Questo è “Il cardellino” cui Donna Tartt ha dedicato uno straordinario romanzo. La catenella consente al cardellino di volare, non di volare via. Il dipinto è di Carel Fabritius, olandese e contemporaneo di Vermeer. Morto a 32 anni in un incendio.

Poi però partecipi a incontri di gruppo in cui parla il  medico, il nutrizionista, l’allenatore. E in cui tra le varie cose ti viene instillato il senso di colpa: dai, pensaci… ti sembra giusto negare a tuo figlio questa opportunità per un tuo egoismo iper-protettivo?

E tu vacilli. Cerchi in rete e trovi di sicuro il blog di qualche mamma-quarterback con trecentomila fan che sembra precipitare dalle nuvole quando sente i tuoi dubbi e infine plana sul rassicurante evergreen “dài-basta-con-gli-stereotipi!”. Accendi la tv e vedi uno spot stra-emotivo sul  piccolo campioncino che ora non ha più paura e che aggredisce la vita sulle note di un pianoforte, in un suggestivo ralenty hd. Lui questo successo lo deve a te. Che hai potuto farlo  in-collaborazione-con.  Proprio lui, poi, torna da scuola e dice “Mamma, papà, per lunedi ho tre esercizi di matematica e la partita da commentare. Ora mi rilasso un po’ col videogames  di football”.

Ma quanto è stimolante l’analisi di Dorhmann. Lui la punta sul Football, io torno a pensare che il tema possa essere esteso a tutto il resto. Dalla politica all’informazione, fino al luogo simbolo della nostra esistenza, il mare di tutti gli affluenti e di tutte le emozioni. Cioè la cassa di un supermercato. In una società mercantile, fondata ormai esclusivamente sulla vendita  e il consumo ossessivo di oggetti e modelli di vita (“Il nuovo portatore di handicap è il non vendente”, recita una meravigliosa vignetta di Bucchi) la capacità persuasiva è tutto. Davanti a questo assedio, coltivare il proprio spirito critico e stimolarne la crescita nei bambini diventa un dovere civico fondamentale.
Ecco. L’ho detto.
Un dovere civico.
Come rispettare la Costituzione o la legge, come votare o studiare.
Un dovere fondamentale.
E anche leggermente superfluo, perchè comunque il mondo va da un’altra parte.
Il mondo parla altri linguaggi.

Scrive Dorhmann che 40 anni fa il Nobel Herbert Simon fu il primo a parlare di “Razionalità limitata” nel prendere le decisioni. Scoprì quello oggi è sempre più evidente: la pancia, più della testa, determina le nostre scelte. Sono gli intestini che bisogna controllare per controllare le persone. Quindi (concludo io) chi padroneggia l’abilità nel generare commozione-suggestione-passione-emozione ha buone possibilità di controllarci e indurre comportamenti. Quando il marketing ha conquistato i territori dell’arte e della cultura, piegandoli rozzamente a interessi commerciali, ha ostruito ogni via di fuga perché ha ridotto la poesia da “fine” liberante a “strumento” di persuasione commerciale. Sull’ HP si legge che uno degli incontri con le mamme, cui il Premio Pulitzer autore dell’inchiesta ha partecipato, era stato organizzato da un’associazione dei veterani di guerra: quando una madre ha tirato fuori la maglietta del figlio è scoppiata in lacrime e subito tutte le altre l’hanno seguita.

La narrazione (storytelling per i palati fini) se associata alla vendita diventa il primo segnale dell’indottrinamento.

Ah, pardon, quasi dimenticavo. Il post sell’HP s’intitola Agganciati per tutta la vita.

@GiampRem

#RaisingTheSail (cit. Truman Show) #IssandoLaVela ⛵

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