I benefici dei giochi manuali dei bambini

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Children kissing in meadow – © Renee Jansoa

⛵ Giulia Cavalli è psicologa e psicoterapeuta, oltre che docente presso l’Università Cattolica di Milano e autrice di numerosi pubblicazioni scientifiche e divulgative. Insieme  a Simona Vigoni è anche direttore scientifico della rivista Educare 03. Mercoledi 9 novembre  è intervenuta in una trasmissione della radio dell’Università romana Niccolò Cusano. Tema: i benefici dei giochi manuali dei bambini. La psicologa ha insistito fortemente sull’importanza dei giochi che si fanno con il corpo e che prevedono il movimento perché “l’apprendimento passa principalmente attraverso il muoversi”.

Quel “muoversi” che diventa “fare”, mi ha stimolato un’associazione di idee con il Metodo Munari, secondo il quale niente meglio del “fare” genera nei bambini la conoscenza. E’ lo stesso  “fare” che Giulia Cavalli descrive con l’immagine del “mettere le mani in pasta”. Subito dopo, nel cronista di cose educative che sono, è nata una domanda: non sarà che il tempo in cui li lasciamo davanti a uno schermo è tempo sottratto a un loro sviluppo più armonioso? L’accusa di “demonizzazione” è il cliché. Ma poi c’è il dato incontrovertibile che la giornata è formata da un certo numero di ore. E che, tolte quelle di sonno e di scuola/asilo, tolte quelle davanti a uno schermo, non ne rimangono più tante per muoversi. Faranno un’app allunga-giornata?

Nel suo intervento la stessa Giulia Cavalli ha notato come, rispetto alle generazioni passate, i bambini abbiano molte meno occasioni di muoversi. “Sappiamo anche che la pubblicità in tv influenza le scelte di acquisto dei giochi – ha detto -.  E non si promuovono certo giochi semplici, di fantasia, o giochi da reinventare ogni volta”. Come quelli che, molto banalmente, si possono fare con una palla. Nel dialogo con la conduttrice, la psicologa segnala come il gioco di movimento, che nelle generazioni passate era la normalità per i bambini, sia oggi relegato in momenti “fissati sul calendario”, come ad esempio il corso di nuoto o di danza.  Ha perso, cioè, quella trasversalità e quella specificità legata all’infanzia “…come se il corpo dovesse muoversi solo in determinati  orari”.  L’intervento dura sette minuti ed è molto interessante perché riporta l’attenzione su quello che realmente serve ai bambini per crescere in armonia. Se è eccessivo vietare ai bambini l’utilizzo delle nuove tecnologie, è comunque irresponsabile consegnarli acriticamente a un modello di svago che finisce per inibire ulteriormente  anche la socializzazione e lo sviluppo della fantasia. Ai genitori spetta la responsabilità o di capire se gli interessi commerciali coincidano di default con gli interessi dei propri figli. La distinzione esiste. Quanti genitori hanno ancora voglia di cercare il confine? A quelli che sentono il bisogno di porsi qualche domanda segnalo questi sette  minuti di podcast.

@GiampRem

#RaisingTheSail (cit. Truman Show) #IssandoLaVela ⛵

 

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