Baciami senza rete, il libro di Paolo Crepet sugli effetti della “seduzione digitale”

baciami-senza-rete“Spegnete Facebook e baciatevi”. Niente male l’invito che apre l’ultimo libro di Paolo Crepet. Ma a parte gli slogan riusciti (una scritta su un muro romano) nelle 170 pagine si trovano così tanti concetti, idee, giudizi, che è difficile sentirsi completamente d’accordo o contrari su tutto. Però questo “Baciami senza rete” di Paolo Crepet io sono contento di averlo comprato e letto. E come sempre accade per i libri più impegnativi e stimolanti mi concederò una seconda rilettura. Del resto il mio bisogno è quello di continuare a coltivare uno spirito critico rispetto all’utilizzo delle nuove tecnologie, soprattutto in chiave educativa. Come sarà, domani, un bambino che oggi comunica così? E come sarà il suo apparato sensoriale “atrofizzato” da touch privi di  profumi, ruvidità e ambienti naturali? 

Forse nella prima parte del libro ho trovato meno elementi di forte impatto. Ma proseguendo nella lettura qualche chicca l’ho recuperata. Una tra le molte è la breve citazione di un’intervista che il filosofo sudcoreano Byung Chul Han ha rilasciato a Federica Buongiorno per Doppiozero.

Crepet riprende solo una piccola parte del lungo colloquio, nella quale il filosofo descrive lo smartphone come un campo di lavoro che “promette la libertà, ma di fatto è diventato un confessionale e uno strumento di sorveglianza”. Interessante anche la seconda citazione di Huan, a proposito dell’emozionalizzazione della comunicazione. Se avete tempo leggete l’intervista. (E’ molto lunga e difficile, ma contiene spunti interessanti, come il dominio del neoliberismo che si concretizza il nostro auto-sfruttarci nel lavoro fino all’auto-alienazione: “L’odierna società non è la società della repressione, anche se la fine della repressione non implica la libertà. Oggigiorno, piuttosto, noi siamo depressi: la società della repressione cede il passo alla società della depressione”.).

In “Baciami senza rete” non ho percepito  la volontà di demonizzare le nuove tecnologie, social network compresi, ma piuttosto la volontà di  non utilizzarli acriticamente e soprattutto di continuare a farsi domande. Il linguaggio è semplice e ci sono diverse descrizioni di situazioni che hanno coinvolto bambini e ragazzini. Lo psichiatra insiste molto sui risvolti negativi che il massiccio utilizzo della tecnologia hanno sullo sviluppo della creatività.

@GiampRem

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