Dalla culla alla tomba

People line up to pay for shopping in supermarket © intararit
People line up to pay for shopping in supermarket © intararit

“Può essere accettabile che ristoranti o catene fast-food facciano pubblicità e promozioni nelle scuole? E’ un sogno che molte società commerciali perseguono: quello di inserirsi nelle scuole con obiettivi commerciali “dalla culla alla tomba“, in modo da poter fidelizzare il cliente il prima possibile. Non esiste altro modo migliore che quello di influenzare i bambini dai 5 anni in poi!”

Su App.com un intervento di Samantha Adams riaccende i riflettori sul tema dell’invasione di pubblicità nelle scuole da parte delle imprese commerciali che si rivolgono, così, direttamente ai nostri figli. Cita il caso di una catena statunitense di fast food che ha sponsorizzato una serata di raccolta fondi, una parte dei quali da destinare alla scuola. 

“Per raggiungere questo obiettivo – scrive – sono state inviate lettere ai genitori e gli insegnanti sono stati istruiti per incoraggiare e ricordare ai genitori di portare i figli in un certo ristorante per la cena di raccolta fondi. Ad ogni ragazzo veniva dato anche un adesivo del ristorante della catena statunitense da mettere sulla maglietta”.

Negli Stati Uniti la scuola è terra di conquista molto più di quanto avvenga attualmente in Italia. “I ragazzi vengono bombardati su più fronti – spiega la Adams -,  dal momento in cui mettono piede sullo scuola-bus fino alla fine della giornata scolastica ed oltre con gli eventi sportivi”. Pur con un’aggressività ancora minore, i prodromi di questa deriva sono avvertibili anche da questa parte dell’oceano. Molto più modestamente di Samantha Adams, anch’io ricordo che in quarta elementare – circa un anno e mezzo fa – mia figlia tornò a casa con materiale di un noto brand che sosteneva se stesso citando il suo sostegno all’attività di una onlus. A scuola i bambini non hanno scampo: rappresentano un pubblico prigioniero: “150 milioni di dollari  – sostiene la Adams – è la somma che le imprese che producono cibo e bibite spendono ogni anno per farsi pubblicità nelle scuole”.

Lei cita gli effetti sulla salute dei bambini della scarsa qualità del cibo e e delle bevande zuccherate. Io condivido, ma avverto come persino più forte un’altra minaccia: la normalità della strumentalizzazione di ogni “contenuto” (culturale o sociale) a fini commerciali. La conquista avvenuta. E’ come se dicessimo ai bambini che la solidarietà o la cultura, e in fondo la persona stessa, sono solo alcuni  tra i tanti mezzi usa e getta per promuovere profumi, creme, scarpe.

Non fini che devono restare liberi da contaminaizoni proprio perchè hanno un’azione liberante.

@GiampRem

La parte che riguarda gli Stati Uniti è tratta da App.com (grazie a Mauro Verde per la traduzione)

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