Questo bimbo a chi lo do? La premessa

Ecco il mio diario di blogger fuori target. Ho scelto il self-publishing: non avendo la supervisione di un editore sarà quindi più un  “circalibro” che un libro. La vendita servirà a finanziare il sito senza pubblicità. Sperimentazioni, insomma.  Se vi incuriosisce lo potete acquistare sulla piattaforma youcanprint o ordinare in libreria. Ecco la copertina e  la premessa.
@GiampRem
copertinaNinne nanne tecnologiche e pubblicitarie: come surrogato della fantasia queste “narrazioni” sono l’ideale per appisolare il senso critico fin da piccoli. E infatti sembra normale anche a noi adulti affidare i bambini al relax di quelle melodie ripetitive. La notizia numero uno è che ci sono altre opzioni. Lettura, teatro, arti, creatività, natura, gioco libero, socializzazione. La seconda è che per custodire il benessere dei bambini pare sia consigliabile distribuire loro questi ingredienti… e non certo per allevare piccoli performer, o “artisti”. Tanti genitori lo sanno, ma in tantissimi, purtroppo, sottovalutano l’efficacia di queste medicine.

Dopo vent’anni che scrivo di “cultura per l’infanzia” trovo ancora qualcuno che pensa al museo o alla libreria come a luoghi noiosi… ma negli ultimi tempi ho realizzato che c’è qualcosa di persino più inquietante: e cioè che il marketing e i meccanismi che governano la comunicazione rendono inutile una effettiva promozione della cultura per l’infanzia. Che non si misura dalla proliferazione di canali che parlano di bambini, ma dalla scelta dei contenuti e  soprattutto dalla modalità di presentarli. Il dominio dei numeri e degli ascolti genera un senso comune dove tutto si esaurisce nell’evento mordi e fuggi e dove la progettualità è un fronzolo.

Vi presento un diario selvatico, anche un po’ “di pancia”, che con lo scorrere delle pagine prova a crescere e a diventare propositivo. Perchè alla critica, al rifiuto e all’istinto di allontanarsi, deve seguire la proposta e la ricerca di quello che di positivo esiste.

Pensavo all’influenza della pubblicità su di noi e sui bambini, pensavo alla pressione del marketing sul mio sito e non riuscivo a considerarli accettabili. Questo progetto nasce prima di tutto come un “no”… a cui, dopo, ho affiancato i miei “si”. Penso che diventerà sempre più difficile parlare e occuparsi di cultura per l’infanzia andando più in là del copia-incolla. Non per mancanza di volontà, ma per mancanza di mezzi e di fiducia. E allora voglio raccontare quello che ho visto e che ho provato dal mio osservatorio, ma voglio farlo come persona e come genitore, non come “esperto” da una cattedra. Voglio esporre le mie conclusioni. Sottolineando che sono le mie e non le uniche possibili. Voglio rivolgermi ai genitori e agli educatori e dire loro che non serve essere un guru di qualche disciplina per realizzare che un territorio culturale è stato occupato e recintato. Basta passeggiare per strada, scendere in metropolitana, accendere la tv o la radio, guardare un film al cinema. E’ in quel territorio che un bambino oggi cresce e si forma.

Questo viaggio parte dalla mia esperienza personale sul web e dalla scelta, difensiva, di rifiutare la pubblicità, almeno fino a quando i rapporti di forze con il marketing saranno gli attuali. Niente adv per due motivi: il primo è che trovo indecente l’occupazione del pensiero e dell’immaginario attraverso un linguaggio persuasivo che bypassa l’analisi. Tutto. Senza eccezioni, quindi, e a prescindere dal messaggio. Il secondo è che trovo degna di riflessione la condizione di dipendenza dei media dai meccanismi del marketing. Quale “senso comune” proiettano in quello stato, anche a proposito di infanzia? Trovo intrigante porre una questione così poco dibattuta.

Queste rotaie d’acciaio che attraversano le nostre esistenze sono il binario da cui vi inviterò a deviare per conoscere alcune delle esperienze milanesi che considero sedi ideali per una gita fuori target. Dove cioè il bambino e il contenuto sono al centro del progetto e dove lo sponsor (se c’è) non è ancora un gentile cannibale. Ce ne sono tante altre di qualità, ma penso che sia bello che le scopriate da soli, se ne avrete voglia. Un po’ perchè il mio obbiettivo non è pubblicare una guida, ma soprattutto perchè io per primo non considero assoluti i miei parametri. Per passione e per capacità di progettare prestando attenzione al bambino, Milano è una città meravigliosa. Soffre ma non ha paura di questi tempi cupi. Mi sembrava giusto portare qualche esempio positivo. Uno stimolo perchè poi ciascuno si incammini autonomamente, senza deleghe in bianco a supposti esperti.

Ragioneremo anche sulle conseguenze dal punto di vista psicologico dell’esposizione dei bambini a un eccesso senza precedenti di messaggi pubblicitari. Vedremo come risulti molto più conveniente radunarli intorno a uno schermo con il risultato indiretto (ma assolutamente concreto) di spingerli a rinunciare, uno dopo l’altro, ai sette ingredienti che ho citato. Lettura, teatro, arti, creatività, natura, gioco libero, socializzazione. Il linguaggio e i meccanismi che ci hanno conquistato li trasformano in graziose decorazioni da dépliant. A quale linguaggio, quali logiche, a quali meccanismi di comunicazione stiamo affidando la crescita dei nostri bambini?

Diverse esperienze all’estero confermano che la sensibilità a certi temi esiste eccome. Ne ho selezionate alcune in Francia e negli Stati Uniti.

Vi auguro buona lettura e buon viaggio con questa citazione di Goethe (autore che non ho mai letto) che ho trovato sul web. 

“Uno non ha che dichiararsi libero, ed ecco che in quello stesso istante si sente limitato. Abbia solo il coraggio di dichiararsi limitato, ed eccolo libero.”.

@GiampRem

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