Idee dall’estero: i cartelloni pubblicitari alle organizzazioni sociali e culturali

“Moralista!”
“Sono benaltri i problemi!”

“Senza i soldi della pubblicità, aumentano le tasse!”
“Ma che male fa un cartellone pubblicitario?!”

cartelloni pubblicitari
© saquizeta – fotolia.com

Parto subito con le contestazioni appioppate a chi ha provato ad occuparsi del tema da palcoscenici ben più prestigiosi di questo semplice blog. Del resto, ogni posizione ha diritto di rappresentanza.

Intanto la deputata francese Michèle Bonneton è riuscita a far passare una proposta di legge per bloccare la pubblicità nei programmi per bambini dalla tv pubblica. Quest’azione parlamentare testimonia che la sensibilità esiste e non riguarda solo un blogger squilibrato che non vuole pubblicità sul proprio sito. E’ il singolo blogger, semmai, a chiedersi: ma il problema inizieranno, prima o poi, a porselo anche qui o no? In Francia la tv pubblica non ospita pubblicità in prima serata: quindi dalle 20 in poi. E in più, adesso, hanno avviato il dibattito se toglierla da tutti i programmi per i bambini. Beh, qualcosa vorrà pur dire.

Anche in Svizzera la sensibilità cresce. A proposito di cartelloni pubblicitari Ticino news riporta la notizia che il consigliere comunale Luca Buzzi della lista Bellinzona Vivibile ha presentato un’interpellanza al Municipio proponendo di “sostituire gli attuali pannelli pubblicitari con delle superfici per valorizzare progetti culturali, attività locali e altre forme di creatività a scopo non lucrativo”. La mozione di Buzzi cita il termine ”ideologia pubblicitaria” .

grenoble

Bellinzona segue l’esempio di Grenoble, di cui ho già parlato. In entrambe le città si ragiona se dedicare quegli spazi alle organizzazioni sociali e culturali che avrebbero così un mezzo in più per promuovere la propria attività (Grenoble è molto più avanti). Leggo di queste esperienze e mi chiedo: chissà se un giorno il dibattito si aprirà anche in Italia e a Milano. Ci sarebbe un costo, è evidente, e il dato non va rimosso. Può darsi che non sia possibile nell’immediato.  Però ci sarebbero anche benefici. + cultura + partecipazione sociale – promozione di cliché = maggior benessere. Sarebbe anche interessante sapere cosa ne pensa un piccolo commerciante locale, che oltre a non avere la possibilità di  girare spot televisivi non può neanche più competere su quel piano con i grandi gruppi.

Infine, così, en passant, ci sarebbero loro. l bambini. Ai quali noi adulti parliamo di cultura, di lettura, di solidarietà, eccetera, eccetera. Poi capita che i bambini accendano la tv, o il pc. O magari che escano a fare una passeggiata… e allora capita che registrino, come dire, una certa “incongruenza” della realtà con le nostre parole.

Restiamo sull’ipotesi dell’ipotetica passeggiata per strada. Un bambino assediato da sguardi pre-orgasmici o cellulari modaioli non cresce con la salute (mentale) di un bambino che abita  un mondo adulto “altro”. In cui la normalità della comunicazione non è il linguaggio delle evocazioni e nemmeno la volgare strumentalizzazione dei corpi. Ma è l’informazione adulta su proposte di impegno sociale. O ancora le declinazioni della bellezza artistica. O, perchè no, le attività del week end di cultura per l’infanzia. Per immaginare serve l’arte, non la pubblicità di un prodotto. Non rimuovo questa convinzione e, senza disporre di studi scientifici, aggiungo che il senso comune piano piano cambierebbe. E allora, preso atto del costo, innegabile, di un’eventuale scelta così controcorrente, provo a chiedermi: a quanto ammonterebbe il beneficio?

Vedremo se mi sarà possibile determinarlo.

@GiampRem

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.