L'”appetito” (tra virgolette) vien giocando

giochi e altro
Immagini: Brand awareness (© Dmitry) e Kinder halten Hände auf einer Wiese (© Robert Kneschke)

Due bambini in età scolare giocano on line su due diversi pc. Il primo è concentrato su un gioco sponsorizzato da brand di snack e caramelle. Il secondo su un gioco sponsorizzato da un’industria di giocattoli. La notizia è questa: se dopo la partita si offrirà lo stesso numero di caramelle a entrambi i bambini, il primo ne mangerà il 55% in più. Quindi questo genere di pubblicità influisce notevolmente sul comportamento, in questo caso alimentare. I bambini, infatti, non hanno la percezione che il gioco che stanno usando è anche una leva che serve a stimolare in loro il desiderio di consumare un determinato prodotto. Si avvicinano con fiducia.

Frans Folkvord, ricercatore della olandese Radboud University, lo ha sperimentato su un campione di più di mille bambini. I giochi contenenti la sponsorizzazione di un alimento hanno prodotto un aumento del consumo di quello stesso alimento quantificabile, appunto, nel 55%. Il risultato della sperimentazione sembra confermare due necessità: tenere al riparo i bambini da qualunque tipo di messaggio pubblicitario ma più ancora fornire loro strumenti affinchè siano in grado di interpretare il linguaggio e le astuzie del marketing e quindi di difendersi da soli.

Folkvord si è concentrato sulla questione alimentare e sulle ben 72 calorie che i piccoli partecipanti all’esperimento hanno assunto nella pausa del gioco, consumando alimenti molto zuccherati. Secondo State of Mind, la fonte da cui ho tratto questa notizia, il ricercatore sta collaborando con l’Università di Barcellona per chiedere all’Unione Europea di vietare i giochi che contengono pubblicità di cibo.

@GiampRem

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