Dal “Child performer protection act” Usa alla Carta di Milano. In difesa dei Diritti dei minori

bimbìMilano, 18/11/2015. Da qualche giorno negli Stati Uniti i minori che lavorano come attori o modelli nelle industrie della tv, del cinema e della moda, hanno un grado di protezione in più grazie alla legge introdotta dalla deputata democratica Grace Meng. Il Child Performer Protection Act 2015 va a tamponare un buco legislativo: fino a quel momento infatti non c’era una legge federale che proteggesse i minori che lavorano in quei settori e le leggi variavano da Stato a Stato. Poteva ad esempio succedere che la giovanissima performer vedesse i propri guadagni intascati (e spesi) dai genitori prima che lei raggiungesse la maggiore età. La nuova legge guarda all’aspetto economico e alle condizioni lavorative, determinando un massimo di ore continuative di lavoro e fissando nel 15% il monte guadagni che la famiglia deve accantonare in un fondo da cui non è possibile prelevare prima della maggiore età del lavoratore. Ma siccome poteva succedere ben altro, per esempio che le ragazzine si trovassero in situazioni palesemente inadatte (in alcuni reality ad esempio) alla loro età, il legislatore ha lavorato anche in questa direzione. Secondo il blog statunitense Think Progress, che riporta virgolettati della Meng, c’erano casi di sfruttamento e persino di molestie, peraltro confermati dalla modella Sara Ziff.

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“Perchè i minori che lavorano come modelli hanno bisogno di una protezione federale? Lasciamo che sia una modella a spiegarlo”. (Clicca sull’immagine per leggere il post di Think Progress)

Quest’ultima è la fondatrice di “Model Alliance”, l’organizzazione che ha collaborato con la parlamentare nella stesura della Legge. Dice la Ziff che chi intraprende la professione di modella lo fa da giovanissima e questo, spesso, rende i soggetti estremamente vulnerabili allo sfruttamento sotto diversi punti di vista, e non serve essere indovini per immaginare come. La condizione di “liberi professionisti” penalizza inoltre una categoria già esposta, privandola di ogni protezione sindacale e rendendola ancora più debole dal punto di vista della possibilità di far valere i propri diritti. Spesso si trovano a lavorare con compensi in merce e non in denaro, in una permanente precarietà data la grande concorrenza di altri minori desiderosi di far parte dello “star system” o spinti dalle famiglie sul palcoscenico o sulle passerelle di moda. La Ziff ha inoltre insistito su un altro punto fondamentale: fermi restando i diritti sindacali, una bambina o un bambino ripresi in pose adatte alla loro età non rappresentano un problema. Il problema nasce quando i bambini sono costretti a posare come adulti.
(per questa prima parte la fonte è Think progress)  

Diritti (bambina dubbiosa -  foto Bruno Neri per Terre des Hommes)
bambina dubbiosa –
foto Bruno Neri per Terre des Hommes

Il problema non riguarda solo gli Usa ma anche l’Europa e l’Italia. Tra le organizzazioni più attive tra i nostri confini c’è Terre des Hommes. “Troppo spesso si vedono ragazzine che devono assumere pose non adatte alla loro età perchè stanno promuovendo abiti destinati al mercato adulto, oppure che ripropongono stereotipi di genere come la pupa ammiccante o la modella emaciata e fragile – ricorda Paolo Ferrara, Responsabile della Comunicazione di Terre des Hommes -. Contro questo utilizzo dell’immagine dei bambini e loro ipersessualizzazione nella comunicazione commerciale abbiamo lanciato anni fa la Carta di Milano, un documento che sottolinea l’importanza del rispetto verso i bambini nella loro rappresentazione nei mezzi di comunicazione”. Il documento, stilato da oltre 70 esperti di comunicazione, può essere sottoscritto alla pagina www.cartadimilano.org

@GiampRem

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