Rai Yo Yo senza pubblicità? La nuova direzione al lavoro sul progetto

yoyoSecondo uno studio Nielsen riportato dal quotidiano la Repubblica, nel solo 2014 i tre colossi televisivi Rai, Mediaset e Sky hanno complessivamente trasmesso 7.377.000 spot pubblicitari, per un totale che supera i 155 milioni di secondi. I grafici dell’ampio servizio descrivono con chiarezza la crescita nel periodo compreso tra il 2010 e il 2014.

Ho provato a rielaborare questi dati. Basta ad  esempio un semplice calcolo per rilevare che ogni giorno i canali delle tre reti trasmettono (mediamente) più di 20 mila spot e che la durata media di ciascuno di essi è pari 21 secondi. Mi inoltro sempre di più nel territorio minato della matematica, pronto ad affrontare inciampi e sghignazzi, ma  ritengo di poter concludere che ciascuno di noi, accendendo la tv, ha a disposizione oltre 420 mila secondi al giorno di pubblicità: cioè 116 ore abbondanti.

Secondo questi dati si tratta di circa cinque giorni al giorno. 

Non è un ossimoro. O almeno non lo è più di quanto lo sia la realtà raccontata dai dati ufficiali. I quali ovviamente tengono conto della moltiplicazione di canali avvenuta col digitale: cento spot di un minuto, in contemporanea su cento canali, sono cento minuti in un minuto solo. Detto questo, i cinque giorni al giorno che dilatano no limits la nostra quotidianità su orizzonti stranianti, fashion, profumati, barbuti… un’incidenza nella formazione del nostro senso comune è lecito supporre che ce l’abbiano.

Prendendo visione di questi numeri, e fingendo di riuscire a non pensare a quelli di web, giornali, radio, metropolitana, stadi, luoghi di eventi, eccetera, ho trovato degno di nota il progetto del nuovo direttore generale della Rai Antonio Campo dall’Orto di eliminare la pubblicità dal canale tematico per i bambini Yo Yo, come racconta un altro servizio di Repubblica.it ripreso da altri autorevoli siti.
La stessa cosa, sembra, potrebbe succedere per Rai 5 e Rai Storia.

Vedremo. Annunci ne sono stati fatti anche l’anno scorso e non riguardavano solo tre canali ma l’intera piattaforma Rai, che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere ridisegnata secondo un modello più vicino all’idea di servizio pubblico e quindi libero (non completamente, ma molto più di adesso), da logiche commerciali. Ovviamente non è semplice per un’azienda di quelle dimensioni cambiare rotta. Ci sono interessi economici e politici, che in questa sede non mi interessa affrontare, ma di cui sono consapevole.

Qui si parla di interessi bambineschi, che però contano pure qualcosa… no? E allora diciamo che la rinuncia alla pubblicità anche per il solo canale Yo Yo sarebbe un’evoluzione di considerevole portata. Non tanto per gli effetti immediati, che probabilmente sarebbero relativi visto il mostruoso assedio degli altri 155 milioni di secondi. Ma perchè si affermerebbe un principio: nessuna pubblicità può essere considerata adatta ai bambini, visto che loro non hanno gli strumenti per distinguere tra “narrazione” e realtà. Basterebbe un centimetro di ragionamento successivo per concludere che qualunque servizio pensato per i bambini, dall’intrattenimento all’informazione, dall’educazione alla cultura fino allo sport ecc., sarebbe da intendere davvero per loro solo se adv free. Insomma, la questione si farebbe interessante.

Non basta un post per raccontare gli scenari che si aprirebbero. Ci sarebbero effetti a valle, di carattere  psicologico. E ci sarebbero effetti a monte, legati alla convenienza nella scelta dei contenuti. Va seguito con attenzione questo sviluppo.

Fatemi sapere se ho sbagliato qualche calcolo.

@GiampRem

29/10/2015: 1.131 giorni senza pubblicità per Bimbì

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