Roby che sa volare, un pezzo di mondo visto con gli occhi di un bambino

Roby che sa volarePeccato non avere 8/10 anni. Mi sembra quella l’età migliore per gustare a fondo “Roby che sa volare”, il libro che Gabriele Clima ha scritto per Coccole Books. Ho letto le cinquantasei pagine, ho osservato le illustrazioni di Cristiana Cerretti (che già avevo apprezzato in “Voglio una mamma albero – Lapis”) e una volta di più ho misurato tutta la distanza che separa l’universo infantile da quello adulto. Scrivere un buon libro per bambini è difficile tanto quanto diventare @AstroSamantha e girare intorno alla Terra dentro una stazione orbitante a diecimila metri. Bisogna saper rispettare tempi e sensibilità che sono troppo diversi dai nostri. Clima ci riesce.

Il libro è il racconto in brevi capitoli di Roby, un bambino che proprio non ce la fa a stare fermo e seduto (in classe, ma non solo). Per i bambini con caratteristiche simili, gli adulti hanno coniato termini specialistici che richiamano il dinamismo o la difficoltà a prestare attenzione. Nel racconto invece è semplicemente… colpa del vento. E cioè del migliore amico di Roby, come del resto di tutti i bambini. Solo che nel caso di Roby questa complicità ha raggiunto un livello talmente avanzato che non sempre la gestione si rivela facile. Sia per il diretto interessato che per chi gli sta vicino. Ecco come un tema “difficile” diventa… per bambini.

Il libro descrive con delicatezza vari momenti della vita del piccolo protagonista. A scuola, soprattutto, tra maestre e compagne più o meno simpatiche. Ma anche a casa, con il resto della famiglia. O ancora dal dottore, con quelle domande strane e parole incomprensibili, e al supermercato. Quest’ultimo in particolare si rivela un luogo dove crescono bernoccoli e nascono spaventi: per Roby, ma più ancora la mamma. Un libro che parla del vento, dell’ebbrezza mista a grane che regala, e della capacità di gestire l’impulso a cavalcarlo. Magari trasformandolo in qualcos’altro (qualcosa si trova sempre, ma bisogna volerlo), senza quindi dover rinunciare a sè. E’ un libro che parla anche della pazienza.

Ho letto “Roby che sa volare” e da adulto mi è sembrato di vederci questi ingredienti. Visti e raccontati, però, con gli occhi e il linguaggio di un bambino.

@GiampRem

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