Da Repubblica.it: “Quell’esercito di internauti che naviga senza pubblicità. Ma i contenuti come si finanziano?”

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Già, come si finanziano i contenuti? Senza pretendere di dare ricette semplici a problemi complessi provo a buttar lì un’ipotesi: mettendosi sul mercato e chiedendo di comprarli. Sforzandosi cioè di invertire la rotta rispetto a quella gratuità obbligatoria  che serve a diffondere più agevolmente “narrazioni” (Fermati tastiera. Non scrivere quello che penso di trovate come lo storytelling) di pannolini, creme, profumi, deodoranti, collant, automobili, giocattoli, schede telefoniche, abbonamenti a pay tv, bibite, merendine, mutande, reggiseni, cellulari, tablet, ecc…

La gratuità infatti è fantastica per questo impianto, però ha un effetto collaterale: svuota di valore il contenuto. Che alla fine retrocede nel ruolo di strumento, di leva strappaclic a cui prestare un grado di attenzione limitato. L’attenzione: non è forse anche questo un elemento da considerare per chi vive di produzione di contenuti? Chi è la stella polare, il lettore-utente o lo sponsor? Si dice che nessuno, ormai comprerebbe i contenuti. Non lo so. Se succedesse  ci sarebbe più silenzio, non è detto che un passaggio così sia per forza un male. Ma non penso che succederebbe. Non succederebbe perchè è più conveniente per tutti, dal punto di vista economico,  che si crei una gerarchia più accettabile tra marketing e informazione. Con il primo che fa un bel passo indietro, meglio se due, e la seconda che torna ad essere un punto di riferimento autorevole proprio perchè non dipende più così strettamente dalle impressions. Meno gallery e meno video divertenti, più silenzio e più autorevolezza. E quindi si potrebbe:

1) Confinare l’adv in una pagina riconoscibile del sito
2) Rinunciare alle “narrazioni”: non basta l’indirizzo del negozio e il costo del prodotto?
3) Chiedere un
contributo al lettore utente per restituire dignità al contenuto liberato dal guinzaglio e per compensare almeno in parte la diminuzione dell’introito pubblicitario

Ipotesi, certo. Difficile, certo: io ad esempio non sono ancora riuscito a raggiungere la sostenibilità. Ma questa mi sembra lo stesso strada, anche perchè a quanto leggo (ma non è una novità) non mi pare che l’altra sia una passeggiata in discesa. Questi mi sembrano i punti su cui ragionare per disinnescare ad block. Nel frattempo lo lascio installato e confermo al 100% la disponibilità a pagare i contenuti che posso permettermi e a rinunciare a tutti gli altri.

27/08/2015: 1067 giorni senza pubblicità per Bimbì.it

@GiampRem

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