Tu hai bisogno di me più di quanto io abbia bisogno di te (mister brand)

Shopaholic
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Una delle attività che trovo più snervanti in assoluto è lo shopping. Un secondo dopo essere entrato in un centro commerciale il mio stato d’animo è quello di chi è in fila da ore al catasto. Se seguissi l’istinto, è probabile che nel mio armadio ci sarebbero gli stessi vestiti comprati negli anni Novanta. Ma dai, davvero è passato tutto ‘sto tempo…? Sospetto sia per questo motivo che a Natale e al compleanno, trovo sempre un capo di abbigliamento tra i regali…

Osservandone uno recente, un giubbotto, mi sono chiesto quale fosse la reale molla che spinge le persone a considerare più o meno prestigioso un certo brand. E quindi a sentirsi più a proprio agio indossando un capo piuttosto che un altro. “Sarà sicuramente la qualità del tessuto o della lavorazione”, mi sono risposto. Perchè se così non fosse, se invece dipendesse dal fatto che intorno quel brand vengono investiti milioni di euro in comunicazione, saremmo proprio… “ingenui” (stavo per usare un altro aggettivo), no?

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non si vede!

Ero talmente sicuro che fosse la qualità del prodotto ad aver determinato la scelta, che ho deciso di rimarcarla questa fiducia. Quindi ho comprato una pezza adesiva in tinta unita del costo di due euro, l’ho ritagliata e l’ho appiccicata sul marchio. Volevo strapparlo a forza. Ma me l’hanno sconsigliato. Eppure, rendere invisibile il marchio è la massima forma di rispetto che si può avere per il Contenuto, in questo caso il giubbotto. Penso infatti che sarebbe svilente, per l’azienda, scoprire che non è la qualità del prodotto che ci spinge a spendere… ma solo un meccanismo e cioè la comunicazione che gli hanno cucito intorno. E penso più ancora che sarebbe mortificante, per noi, scoprire che il nostro neurone della felicità ha bisogno di essere certificato dal timbro “Approvato“, per fare un buon lavoro con le endorfine.

Se non siamo disposti a cassare un logo, vuol dire che in fondo in fondo è per i suoi significati costruiti in qualche laboratorio che abbiamo comprato quel prodotto. Se non lo rimuoviamo, ove possibile, vuol dire che ci piace farlo sapere. Al punto che non solo spendiamo soldi, ma andiamo pure in giro timbrati come atti notarili per diffondere la nostra adesione a uno stile di vita indotto da staff di psico-creativi. Mi rendo conto che se la normalità è questa, la scelta di non volere pubblicità sul sito possa risultare eccentrica. Come la scelta di preservare i bambini da questo indottrinamento e da questa occupazione del loro immaginario che qualche volta è persino scambiata per arte. Per arte! Comunque sia, caro brand XYZ, il tuo logo  l’ho tolto dalla manica e non lo rimetto, neanche se mi paghi (cosa che sarebbe peraltro legittimo chiederti: dovrei farti pubblicità gratis?). Ho sempre ben presente che tu hai bisogno di me più di quanto io abbia bisogno di te.

@GiampRem

You need me much more than I need you (Mr. Brand)

Shopaholic
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I think that shopping is one of the most exhausting activities overall. Only a few seconds after entering a shopping mall I feel as I had been queuing for hours at the land registry office. If I followed my instinct probably in my wardrobe there would be the clothes bought in the nineties. And that is the reason why they give me a new garment at Christmas or on my birthday.

Just recently while taking a careful look at one of my bomber jackets I wandered what was the true reason for which they believe that a brand name is prestigious. And why some people feel at ease wearing a certain brand rather than another one. Then I said to myself “ It is certainly because of the quality of the garment or its manufacturing”. If instead the choice was done through advertising, it would be really a foolish choice, wouldn’t it ?

 

logo-1I was so sure it was the quality to determine the choice of my jacket that I bought a patch and stuck it on the brand. I think that hiding the brand is the highest form of respect for the garment itself. It would be discouraging for the company to find out that the customers buy the product not for its quality but for its hype. And it would be much more humiliating when we find out that our neuron is happy to see the certified seal “Approved” and releases lots of endorphins.

If we are not willing to cancel a logo it means that we bought that garment for its hype, and if we do not remove it, when it is possible, that means we want to show it. To the point that we spend money and go around like legal documents authorized by a notary, in order to say that we adhere to the life style generated by a staff of psycho-creative experts. And if this is ordinariness I realize that my choice to refuse adverts on my site is a bit eccentric.

As well as the choice to safeguard the children from this brain-washing and from the occupation of their imaginary that sometimes is even confused with art. Yes, Art.!

However , my dear brand XYZ , I removed your logo from my jacket and I won’t put it again , even if you pay me ( and that would be right : why should I advertise you for free?)

I always keep in mind that You need me much more than I need you

grazie a Mauro Verde per la traduzione in inglese

@GiampRem

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