Elogio della Cenerentola del Teatro Colla

cenerentola“Guardiamo un po’ di tv?”
“Mmm. No. Oggi non ho voglia di cultura.”

La frase è buttata lì, con noncuranza, dentro un dialogo fitto, ma io questa risposta surreale l’ho colta  eccome. Le due sorellastre erano appollaiate sul divano e cercavano di respingere l’assalto della noia. Senza troppa convinzione in verità. Tanto erano molli loro, tanto erano determinate le attrici che ne muovevano i fili nel rendere, appunto, la viziatissima mollezza. Negli spettacoli del Teatro Colla attori e marionette recitano insieme. Litigano, ridono, s’azzuffano e s’abbracciano come amici o rivali. L’attrice o l’attore che regge i fili non si nasconde: partecipa alla scena ma in secondo piano, quasi mettendosi “al servizio” della marionetta. Di una nobiltà nel raccontare fiabe che arriva da lontano.

Ho visto Cenerentola con mia figlia di 9 anni e una nipotina di 4 e ho misurato il grado di attenzione: alto per entrambe. Per la più piccola era la prima volta a teatro. Quando le sorellastre maltrattavano la povera serva, ha appoggiato i pugni sui suoi fianchi e mi ha fulminato con uno sguardo furioso che sembrava dicesse: “Ma guarda quelle! Che aspetti, non vai ad aiutarla?”. Con mia figlia invece di spettacoli ne abbiamo visti tanti. Avevo qualche dubbio ma, Disney Channel o no, la voglia di fiabe a 9 anni, per ora, è ancora integra. L’ho osservata quando Cenerentola è scesa dal palco sulle spalle di un improbabile uomo-carrozza, quando ha indossato il costume della festa, quando sul palco ha preso forma la scenografia della sala da ballo del Castello…

Le fiabe servono e piacciono ai bambini. Aiutano a formare una capacità critica, a elaborare la realtà. Fanno assaporare il nucleo più autentico ed essenziale della fantasia. Ma avranno ancora la forza di oltrepassare i recinti invisibili che ci circondano? Non riesco a fare a meno di chiedermelo perchè vedo ovunque algoritmi, meccanismi e miriadi di rappresentazioni che s’ispirano alla forza liberante della fantasia, ma che in realtà la stanno irregimentando e snaturando. Che la riducono a strumento per stimolare un acquisto, l’adesione a una community, a uno stile di vita.

Ho visto la Cenerentola del Teatro Colla e ho respirato un’emozione artistica fine a se stessa. Semplice, libera, bambinesca. La stessa che trovo in un libro. Metto in fila le tante altre realtà culturali per l’infanzia di Milano e dintorni, la loro fatica, e realizzo una volta di più che questa straripante energia non trova sbocchi su media troppo orientati a rincorrere e determinare un senso comune fatto di selfie, di frasi a effetto, di mi piace e di riccioli. Sono ancora più convinto che la responsabilità (secondo me più che mai la convenienza!) della cultura e dell’informazione sia restituire dignità al Contenuto, in tutte le sue forme, liberandolo da meccanismi che lo riducono alla rappresentazione di se stesso.

@GiampRem

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