…ma c’è anche chi Halloween preferisce non festeggiarlo

fattoria delle ginestredi Silvana Sperati, Fattoria delle ginestre

Forse è da una decina di anni che – non sappiamo bene da quale “canale” –  è approdata e ha preso sempre più piede nel nostro Paese l’attesissima festa di Halloween. La si festeggia ormai dappertutto: nelle scuole (che riservano anche pagine dei famosi “libretti scolastici “, tassativamente da colorare, proprio a questa festa, con tanto di zucche, streghe e gatti neri), ci sono eventi per tutti i gusti (e pubblicizzati con largo anticipo) che accolgono dai bambinetti fino alle signorine (pronte a trasformarsi in streghette ammiccanti) e – meraviglia: proprio in questi giorni abbiamo notato che anche alcuni oratori parrocchiali (in oltrepo’ pavese e chissà se anche altrove) dedicano spazio e tempo a questo festeggiamento.

Si può dire che Halloween sia diventato, certamente un buon affare . E questo – in tempo di crisi – non guasta.  

Ma perché Fattoria delle ginestre non festeggia Halloween ?

Non vogliamo fare gli originali a tutti i costi;  non vogliamo giudicare una tradizione importata e neppure vogliamo porci a spada tratta nella difesa  del significato religioso della festa del 1 e del 2 novembre, perché questo compito spetta ad altri, ben più preparati di noi.

Quello che sappiamo è che ogni bambino (ma non solo) ha bisogno di riti autentici ed ha bisogno di appartenenza, di sentirsi parte di un qualcosa. Solo se si posseggono delle buone radici, dei punti  di riferimento certi ed autentici si potrà costruire una propria identità che permetterà, poi di accostarsi al pensiero originale dell’altro. Ciò che vediamo è stato in questi anni il progressivo sgretolarsi del rito, ma anche di significati che, in qualche modo, costruivano la base della nostra cultura. Natale è diventato una festa come un’altra che si apparecchia  già al supermercato e lascia ben poco spazio ad un sentimento di introspezione e di condivisione profonda, il compleanno è la “festa a tutti i costi ” da consumare sudando nella “palloteca “di turno (e se ci si fa male o si urla tutto il tempo, va bene lo stesso), il carnevale ha perso il suo senso di trasgressione e di grande possibilità fantasiosa per  obbligarci ad  indossare la fantasia “pret a porter” che ci viene dall’eroe televisivo già “bello e pronto” da indossare. La mercanzia, nella maggior parte delle situazioni , ha soppiantato la fantasia.

Tutto questo (ed altro ancora) non va bene e non fa bene. Si vedono persone (bambini, ragazzi ed adulti) sempre più “sospesi “, incapaci di vivere la dimensione del “qui ed ora” , sempre alla ricerca di un “altro” che neppure loro sanno a cosa corrisponda, con grande difficoltà a dare valore alle cose e a sentirsi parte di un qualcosa.

Anche per tutto questo, secondo noi, serve altro. Serve riscoprire il gusto di costruire la festa vera; d’immaginare e preparare la sorpresa, di ricordarci che le cose non sono tutte uguali, ma che alcune sono buone ed altre meno. Serve sapere perché si fanno le “cose”  e che valore hanno.  

Nella consapevolezza della nostra pochezza e non volendo certo “cambiare il mondo ,” abbiamo sempre cercato di offrire segnali che vanno in un’altra direzione; lavorando  sull’appartenenza, sulla storia delle persone, sulla costruzione e sulla percezione delle emozioni, sui significati che hanno gli eventi  e soprattutto  su ciò che serve  veramente ai bambini .

Per questo anche quest’ anno – senza giudicare nessuno e in punta di piedi – Fattoria delle ginestre sceglie di non festeggiare Halloween.

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