Comunicazione di servizio per gli uffici marketing delle imprese

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Il ponte giapponese – Monet

Spett.le uff. marketing generico

un tardo pomeriggio alle soglie dell’estate 2013 ho installato Abp e quindi gli annunci pubblicitari on line non li vedo da 500 giorni. Mi ricordo della loro esistenza quando navigo sui pc di altre persone. Nel caso le mie visite siano state tracciate mi permetto quindi di suggerire che dovreste sottrarre circa 20/30 impressions quotidiane dal totale. Non dispongo di numeri verificati, ma secondo ABP, alle mie, dovreste aggiungere quelle generate dalle persone che hanno effettuato gli altri 300 milioni di download di questo “scudo” che, durante la navigazione, ripara dalla variopinta, fantasiosa e ammiccante aggressione di ogni contenuto.

Non voglio approfittare della filantropia delle imprese, quindi confermo la disponibilità, già espressa in precedenti occasioni, a pagare per accedere a un qualunque servizio: da facebook a google fino alla musica e ai siti di informazione. Perchè i contenuti on line devono essere per forza tutti gratis? Si ritiene, forse, che valgono tutti, indistintamente, zero? Che abbiano dignità di esistere solo confinati nel ruolo di strumenti (spesso autoprodotti e quindi a costo zero) per veicolare pubblicità? Riformulo meglio: a chi giova veramente che l’informazione e tutto il resto siano percepiti come “merce” di cui si può (si deve?) fruire completamente gratis?

Sono a disposto a pagare, se posso permettermelo, per usufruire di un servizio e a rinunciare all’utilizzo se non posso. Come succede per un cellulare, una lavastoviglie, una vacanza e per tutto quello che riguarda il mondo reale, che resta il mio parametro di riferimento. Se per avere tutto gratis non si distingue più cosa è contenuto e cosa è pubblicità, se non si capisce più se un contenuto è scritto per informare o per l’ansia di catturare clic, se il dialogo diventa buzz marketing, se l’espressione artistica nasce dopo una ricerca di mercato, se siamo solo “target”… allora quest’assalto di gratuità obbligatoria non produce forse costi troppo elevati?

Il sito Bimbì non contiene pubblicità. Nel confermare la disponibilità a studiare nuove forme di collaborazione con le aziende, e nella lucida  consapevolezza che questa conferma non servirà assolutamente a nulla, proseguo il percorso e porgo distinti saluti.

 @GiampRem

 

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