Generazione “I Like”, lo studio della SIP, Società Italiana di Pediatria

Sip, società italiana di pediatriaTutti in gara per un Mi Piace. Delle conclusioni discretamente inquietanti che emergono dallo Studio della Società Italiana di Pediatria sulla “Generazione I Like”, questa, a prima vista, è la meno indigesta. Ma solo perchè il mondo degli adulti è a sua volta talmente impregnato della rincorsa alla visibilità e di bisogno di conferme, da far passare in secondo piano l’insicurezza e la fragilità che lo stesso studio indica come conseguenza immediata. Vorrà dire che gli adolescenti crescono troppo in fretta o che la società adulta manifesta forti tratti adolescenziali?

La sedicesima indagine nazionale della Sip è stata condotta su un campione di 2017 studenti di terza media equamente divisi tra maschi e femmine. I risultati sono disponibili sul sito e ogni genitore dovrebbe dargli un’occhiata. Almeno una delle conclusioni certifica un quadro intuibile: la crescita esponenziale dell’uso di internet h24 attraverso lo smartphone (meno attraverso il pc). Approfondendo invece altri esiti della ricerca si scopre che internet significa quasi solo presenza su diversi social network. Facebook, ovviamente, ma anche Instagram, “vetrina di foto ad alto tasso di esibizionismo” e Ask, dove è possibile comunicare anonimamente, con conseguenze facilmente immaginabili. A proposito di esibizionismo, il 15% dichiara di aver postato un autoscatto provocante. A proposito di pericolosa ingenuità il 19% ha inviato il proprio numero di telefono e altri dati sensibili.

Senza voler demonizzare i nuovi mezzi di comunicazione, la ricerca individua altri tre elementi sensibili dei quali i genitori devono avere consapevolezza. La prima riguarda la salute: cresce infatti l’abitudine a connettersi nelle ore serali e di conseguenza diminuiscono le ore di sonno e il rendimento scolastico. La seconda è una componente psicologica: il “divieto” o l’elenco di regole non hanno quasi più senso vista l’impossibilità di un reale controllo. Meglio puntare sulla prevenzione attraverso il dialogo, come suggerisce il presidente della SIP Giovanni Corsello. La terza è un’altra “piacevolezza” che l’anglicismo glambing non rende certo più accettabile: il gioco d’azzardo. Giocare soldi on line viene definito come uno dei tanti “effetti collaterali” della prolungata permanenza in rete degli adolescenti. Il curatore dell’indagine Maurizio Tucci, fa una considerazione che si riconduce al tema del divieto: tappezzare un sito di indicazioni come vietato ai minori nella migliore delle ipotesi è inutile, nella peggiore diventa una “traccia da seguire”. Anche in questo caso il dialogo resta allora la leva pù adatta per disinnescare le trappole sul percorso dei bambini e dei ragazzi.

@GiampRem

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