Bimbì news: Rai senza pubblicità?

bimbì newsI fatti diranno se si tratta solo di annunci, ma intanto si comincia a parlare di una Rai senza pubblicità, finanziata da un canone proporzionato al reddito, magari anche solo di una rete, e questa è già una notizia. Anche i cittadini potrebbero partecipare alla decisione con un referendum on line. Leggo su tanti siti di news queste considerazioni (Il Fatto quotidiano, Libero, Corriere, Repubblica) che riguardano la tv nazionale e che hanno risvolti politici. Poi scendo alcuni milioni di gradini più in basso, fino al microcosmo, anzi all’atomo, accendo la luce perchè quaggiù non si vede niente, e osservo che su bimbi.it il 4 ottobre del 2010, non solo eravamo giunti alle stesse conclusioni ma che abbiamo praticato la stessa scelta sforzandoci di creare il “nostro” piccolo canone. Poi nel settembre 2012 il testimone è passato a Bimbì con l’accento, la scelta è rimasta uguale e qualcuno ha iniziato a pagarci… il canone. Fatte le debite proporzioni, cos’è infatti  l’adesione chiesta dal sito se non l’equivalente di un canone che consenta di svincolarsi dalla pubblicità, dai suoi linguaggi e dalle pratiche di marketing? (A proposito di pratiche di marketing, Wired ha fatto un servizio significativo, leggetelo).

Dell’ipotesi di una parte di tv pubblica senza pubblicità non mi interessano i risvolti politici. Mi interessa invece il riconoscimento indiretto che per rincorrere temi e argomenti “fuori mercato” sia necessario seguire regole diverse nella ricerca della sostenibilità. Nel microcosmo Bimbì il principio è esattamente lo stesso. In più, il pagamento del “canone” comporta la possibilità di partecipare, nei limiti del possibile, all’informazione del sito.  Per disegnarlo insieme il senso comune su infanzia e famiglia, invece che farcelo servire pronto per il consumo. 

@GiampRem

Sondaggio: cosa significa, nel web, “stare sul mercato”?

 A) Significa allestire una quantità industriali di immagini e contenuti (meglio se risparmiando il più possibile sulla loro produzione) investendo sull’indicizzazione su Google e sui meccanismi per ottenere milioni di clic. Non importa se i clic sono distratti, compulsivi o inconsapevoli: importa far visualizzare i banner milioni di volte.

 B) Significa proporre il proprio prodotto editoriale all’utente, chiedere un contributo per il lavoro svolto e mettere in conto che se nessuno te lo dà chiudi. Perchè vuol dire che quello che hai da offrire, depurato dai meccanismi, non incrocia la domanda di un numero di persone che ti consente di raggiungere la sostenibilità.

Bimbì esiste in questa forma grazie al finanziamento dal basso di

Muba Museo dei bambini, Mara B., Luca Uslenghi Teatro dei bambini, Teatro del Buratto, Ad Artem, Il Gabbiano: noi come gli altri, La Piazza di Momo, Fondazione Cineteca Italiana, Laboratorio di Beba Restelli, Munaria, Pino Z., Laura G., Takla Improvising Group, Teatro Laboratorio Mangiafuoco, Paola D., Trillino Selvaggio, Terreno di danza, Munlab Spazio permanente Bruno Munari, Pescecolorato, Patrizia M., Marcella F. – Paola M. – Caterina C. – Viviana D. – Veruska M. – Sara M. – Enrica F. – Chiara C. – Paola S. – Paolo G. – Maria Antonietta B. – Simona V. – Libera P. (2 volte) – Editrice Il Castoro – Libreria dei Ragazzi – Chiara F. – Giulia B – Paola S. – Clorofilla – Kasa dei libri – Zona K

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