Il senso del limite. Superarlo, conoscerlo… accoglierlo? GiampRem di Bimbì

Il sito non delega la creazione di contenuti a genitori e organizzazioni socie (troppo comodo). Ma nemmeno loro delegano la definizione di senso comune a un “media” e partecipano. Nel limite del possibile… tanto non c’è qualcosa da dire ogni giorno. Tema di marzo: il limite.

Bimbì, l'accento è sui bambini

Superamento e accettazione del limite: nell’equilibrio tra questi due elementi vedo una fonte di benessere che rischia di essere preclusa ai bambini. L’istinto ad andare oltre il limite dà sapore, se non l’avessimo tutto sarebbe insipido. Ma esiste anche il gusto di accettare il limite e l’abbiamo confinato nel rimosso. Hai voglia, come genitore, a mettere paletti se tutto intorno racconta che i limiti non esistono: puoi telefonare no limits, cliccare no limits, postare no limits. Puoi condividere con migliaia di “amici” che non vedranno l’ora di interagire con te. Puoi postare video su youtube e avere milioni di clic. In tv hai migliaia di canali disponibili, ma il protagonista, ovviamente… sei tu! Nei videogiochi  puoi essere un calciatore, un imperatore, un condottiero. Il rimbalzo mediatico di stimoli e impulsi gonfia l’ego ed eclissa  l’opzione del contatto con se stessi. Quali sono le conseguenze?

Non è un caso che si leggano meno libri: l’ascolto diventa un optional se ti abituano a pensare che sei tu quello che deve parlare. E poi c’è il linguaggio della pubblicità (non la singola pubblicità, il linguaggio di tutta la pubblicità) che ha saccheggiato e occupato il territorio dell’arte, rendendone infinitamente più difficile il riconoscimento come espressione autentica, priva cioè di fini banalmente commerciali. E’ un linguaggio talmente efficace che ormai tutto, dal tono del conduttore di un tg alla foto del tramonto su facebook fino all’esultanza dopo il gol, è pensato, attuato e infine percepito come una rappresentazione, come un surrogato artistico. E’ come se dicessimo ai bambini che l’immagine e la rappresentazione, non l’alfabeto e  l’analisi, è il modello unico di comunicazione efficace e no limits. Dalla rabbia sono passato alla noia e infine a un senso di estraneità: è la mia posizione rispetto all'”arte” (marketing) della comunicazione.

Non credo serva essere psicologi per interrogarsi circa gli effetti sull’equilibrio di un ego che si dilata senza limiti. Che guaio se ciascuno di noi non sentisse il desiderio di superare o almeno di avvicinarsi ai propri limiti! Anche pensare di raggiungere la sostenibilità senza pubblicità in un certo senso lo è. Ma nel tempo della comunicazione di massa il concetto di “limite” viene definito da altri e vale per tutti. Non è un dettaglio e mi sembra un guaio ancora peggiore. Ecco perchè penso che il riconoscimento (privato, non “condiviso”) e l’accettazione del proprio limite, idea con cui da tempo mi confronto al Gabbiano, sia la massima forma di disobbedienza all’omologazione e quindi la miglior medicina per la salute mentale. 

@GiampRem

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