Manicomio

Natale 2013, anche quest’anno Paolo Gatto invia da Roma la sua fiaba. Non più a bimbi.it, ma a bimbì. Grazie per la tua voglia di partecipare, Paolo.
Buon Natale
in anticipo, alla prossima!
GiampRem

sun and water wavesManicomio

Ci fu un tempo in cui alcuni studenti della Scuola Nazionale di Musica si rifiutarono di fare gli esercizi che gli insegnanti gli assegnavano sin dalle prime classi. “Non abbiamo bisogno di esercizi”, “Abbasso la scuola!”, protestavano. Fecero anche delle manifestazioni nelle quali urlavano rabbiosi: “Siamo già capaci di suonare, non ci serve la scuola!”.

Tra questi urlatori di slogan si fece strada anche un leader, uno mediocre ma sfacciato con un cognome che avrebbe fatto meglio a tacere: Manicomio. Questo tale era d’aspetto malconcio ma aveva presenza di spirito, sfacciataggine a non finire ed era ricco di famiglia. Insomma, per un insieme di motivi, in quel momento si impose.

“Noi cambieremo completamente la musica!” tuonava ogni giorno nelle piazze e alla tv creando l’aspettativa di novità. “La musica deve cambiare” era lo slogan di Manicomio.

Tutti cominciarono a crederci,  divennero entusiasti dei “Musicisti senza studiare”, una band mai vista fino a quel momento che ben presto pretese persino di rappresentare il Paese al Festival internazionale della musica moderna, festival a quei tempi di assoluto prestigio.

Gli animi si scaldarono a tal punto che si organizzò un referendum per decidere quale band fosse la migliore e dovesse andare al Festival. La gente era letteralmente impazzita, gridava: “Viva Manicomio!” e, votandolo a maggioranza, lo mandò per davvero al Festival internazionale della musica moderna.

Giunse il giorno tanto atteso, quello delle esibizioni. Gli occhi del mondo intero, anzi le orecchie, erano tutte tese ad ascoltare i suoni, le melodie, i contrasti, gli arrangiamenti che i migliori musicisti del momento proponevano ai loro fan. Si esibirono orchestrali e solisti che avevano anni e anni di Conservatorio alle spalle, decenni di studio, di ricerca di nuove sonorità sperimentate o conosciute durante il loro girovagare per ogni angolo della Terra.  Suonarono pezzi bellissimi, eccezionali che all’istante conquistarono miliardi di persone ovunque. La gente, senza distinzione di fuso orario, di sesso, di età, di colore della pelle, di lingua parlata e di cultura ne fu entusiasta decretando il successo di nuove musiche e di musicisti che divennero subito star mondiali.

Giunse finalmente il turno dei “Musicisti senza studiare”. Si esibirono “strani”. Li guidava il loro leader, Manicomio. Con improbabili strumenti musicali per dimensioni e colori, grandi, enormi,  microscopici suonarono uno stravagante, stonato frastuono. Al televoto, su milioni di votanti, totalizzarono complessivamente una manciata di voti.  E fu solo allora che tutti capirono quello che con un po’ di attenzione e buon senso avrebbe dovuto essere chiaro sin all’inizio: che quella band era un fiasco mondiale e un evidentissimo bluff.

Paolo Gatto

pg.gatto@tiscali.it

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