Ecco perchè penso valga la pena aderire a Bimbì

27/2/2015: attenzione, l’assemblea straordinaria di oggi ha chiuso l’esperimento associativo. Motivo: l’idea di “associazione” tra organizzazioni non si è rivelata rispondente a un bisogno vero. La linea e le caratteristiche del sito, che era e rimane una mia iniziativa privata, sono confermate. Lascio la pagina on line come testimonianza di un passaggio che ha riguardato Bimbì.
@GiampRem

bolleQuella che segue è solo la mia opinione, non pretendo certo di convincere tutti. Se è condivisa concretamente da un numero sufficiente di persone può diventare un progetto editoriale. Altrimenti… resterà la mia opinione.
Qui l’elenco di chi ha aderito a Bimbì.
@GiampRem

Perchè, senza demonizzare nessuno e rispettando scelte diverse, sono convinto che serva ridefinire il rapporto tra informazione e pubblicità. Non escludere a priori una collaborazione: ridefinire il rapporto.  Questo può avvenire esclusivamente se la stessa convinzione è diffusa. Lo è?

Perchè le rappresentazioni e gli artefatti disegnano il senso comune nel quale un adulto vive e un bambino cresce.

Perchè si può scegliere di considerare quello che guadagnamo… ma si può anche scegliere di considerare quello che perdiamo nell’accettare che “originale” e “artefatto” si mescolino fino a non riconoscersi più. Per esempio: fiducia e capacità di ascolto.

Perchè comprare l’informazione è l’unico modo per liberarla dal guinzaglio del marketing commerciale: tutto gratis, incassi proporzionati all’audience. Buona pedalata, blogger!

Perchè troppe evocazioni, sugli schermi e non solo, stordiscono la fiducia nell’analisi e ammorbidiscono lo spirito critico.

Perchè prima di essere un consumatore sono un genitore e come tale preferisco essere  considerato quando uso uno strumento di informazione. Sono disposto a pagare il servizio. E quando non posso permettermelo… sono disposto a rinunciare al servizio. Yes limits!

Perchè altrimenti il seo, il sem, l’advertising, il target, il brand, la community, il network, le impressions, l’influencer, il marketing, l’online marketing, il buzz marketing, il logo, la comunicazione, l’analytycs, rischiano di contare più del contenuto. Diventano il contenuto.

Perchè se tutto è gratis, delle due l’una: o sei ricco di famiglia o tutto quello che chiamiamo “cultura per l’infanzia” non lo puoi raccontare dandogli la necessaria considerazione. Tanti ragazzini davanti a un piccolo schermo, pochi con un libro, in un teatro o dove si socializza esprimendo la creatività. Dite che è una coincidenza?

Perchè i contenuti gratis restano un’opportunità irrinunciabile. Mi chiedo tuttavia se si può cercare insieme una mediazione. Vedo il rischio che si riducano a strumento per arrivare facilmente nelle nostre case con un bagaglio (non sempre riconoscibile) di consigli per gli acquisti.

Perchè pubblicarsi dappertutto in centinaia di copiaincolla è quasi inutile… se la fuori non c’è ascolto riguardo le tue proposte. Pubblicare è facile. Farsi ascoltare no. Solo unendo le forze dal basso possiamo creare un punto di riferimento capace di farsi ascoltare.

Perchè alla lunga l’eccesso di gratuità svilisce il contenuto. Contano quantità e visibilità:  l’intrattenimento. Il silenzio è anti-economico. Questo non concorre concretamente nella definizione del “senso comune”?

Chi desidera aderire può farlo con un bonifico (singoli 20 euro, organizzazioni 100 oppure 200 euro) su queste coordinate:

Intestazione: BIMBI’, L’ACCENTO E’ SUI BAMBINI
Causale: donazione
Iban 0

Il codice fiscale dell’associazione è 97648550156.

 

 

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