I bambini autori di libri. Intervista a Beba Restelli

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“Libri per volare” ovvero un libro può comunicare la leggerezza e la trasparenza? I bambini presentano i loro lavori, anche i timidi…

 
Mi chiedo spesso come possa essere percepita la definizione “cultura per l’infanzia”. Non mi meraviglierei assolutamente se ci fosse qualcuno che s’immagina salotti ottocenteschi, con i bambini silenziosi seduti a capo chino per coltivare a forza chissà quale arte. Entro al Laboratorio di Beba Restelli con il riguardo che si usa per un luogo in cui cultura significa giocare. Quindi in un luogo importante. Beba è stata allieva e collaboratrice di Bruno Munari ed è formatrice del Metodo creato dall’artista e designer. E’ socia fondatrice dell’ABM e il suo Laboratorio, inaugurato nel 1980, è stato il primo in assoluto. Insomma, chi cerca qualche spunto, concreto o anche di riflessione, che riguardi il “giocare con l’arte”, trova in lei un interlocutore privilegiato. Sull’argomento Beba ha scritto diversi libri. L’ultimo, appena uscito il libreria, s’intitola “I bambini autori di libri – Il gioco delle pieghe secondo il Metodo Bruno Munari ®”. La miscela di gioco creativo e lettura meritava un approfondimento: ecco l’intervista.

Beba, a quale pubblico si rivolge il libro?
A genitori, insegnanti, operatori culturali, bibliotecari, studenti e appassionati. A chiunque abbia voglia di spunti su come incuriosire i bambini fin da piccoli all’oggetto libro.

Come mai quel titolo?
E’’ un titolo che Munari diede a una sua conferenza, nella quale invitava i bambini ad essere protagonisti attivi delle loro storie. Anche il sottotitolo “Il gioco delle pieghe” rende l’idea di un testo che parla ai genitori e li stimola a cercare modalità per interessare i bambini a scoprire che cos’è un libro.

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Al Laboratorio presso L’Ara Pacis di Roma per il Centenario di Munari, 2008 (un libro realizzato piegando i fogli in modo asimmetrico – dal paragrafo “L’arte della piega”)

Quale modalità vede lei perchè questo avvenga? Come si creano piccoli lettori?
Per esempio facendoglielo fare. Tra le definizioni del libro di Munari, ricordo quella di “gioco poetico”: e allora se i bimbi sperimentano fin da piccolissimi il gioco delle pieghe, avremo creato le condizioni perchè considerino fin da subito il libro come un oggetto che dà un’emozione e da cui si impara qualcosa.

Ma come “parla” un libro a un bambino… che magari non sa ancora leggere?
Munari considerava il libro come un oggetto che poteva comunicare indipendentemente dalle parole. Pensi ad esempio ai famosi libri illeggibili che non contenevano parole ma riuscivano comunque a trasmettere delle sensazioni grazie alla forma e al tipo di carta da sfogliare. Il suo colore, il peso, la consistenza, l’odore, la ruvidità, la leggerezza. Se l’e-book dovesse diffondersi saranno proprio i libri d’artista a sopravvivere.

Mi mostra un libro lungo e stretto con la rilegatura a vista. Nella copertina color fucsia c’è il disegno di una forchetta stilizzata. Un altro, piccolissimo e quadrato, e un altro ancora rettangolare con le pagine colorate e ritagliate. Due di essi sono di Bruno Munari. Poi mi mostra “Sembra proprio neve” di Remy Charlyp, pubblicato da Les Trois Ourses, che potrebbe aver ispirato il “Cappuccetto Bianco” di Bruno Munari. E’ un volume di dimensioni ridotte e di poche pagine. Tutte bianche, con una riga didascalica in basso. In questo modo l’artista dà un semplicissimo input: sono i bambini  che governano la loro immaginazione e questo mi sembra la chiave di tutto.

Libri come questi mi sembrano l’antidoto all’occupazione di ogni spazio dell’immaginazione. Che ci riguarda tutti, adulti e bambini. E’ un territorio “espugnato”…
A questo proposito vorrei ricordare la pagina innevata del “Cappuccetto Bianco” di Munari,  un’opera d’arte concettuale: uno spazio vuoto, un invito silenzioso a fantasticare. Tutto è coperto dalla neve, si vedono solo gli occhi di Cappuccetto. “Il pennello – soleva ripetere l’artista – non deve finire quello che l’immaginazione può vedere…”.  

Mi viene da pensare che l’oggetto libro, prima ancora che il suo contenuto, sia un veicolo per uscire dagli stereotipi.
La liberazione dagli stereotipi rappresenta uno dei punti cardine del Metodo. Eppure Munari ci invita a partire proprio dallo stereotipo. Per imparare a riconoscerlo… e per imparare a non lasciarsi ingabbiare.

Come tradurre operativamente nel “fare” con i bambini?
La ricerca delle varianti è un altro elemento fondamentale. Abitua a cercare punti di vista diversi e a fare le cose in modi diversi. Sul concreto? Immaginiamo di essere a casa un giorno di nebbia o d neve e proponiamo un gioco per scoprire quanti diversi tipi di carta (meglio bianca, ma con qualche variante non guasta) ci sono nella nostra abitazione. In cucina troveremo tovaglioli, scottex, carta argentata, carta pizzo per torte, carta forno. In bagno carta igienica, fazzolettini e magari il tessuto non tessuto. In soggiorno biglietti di auguri e inviti su carta patinata, carta giornale, da lettera, da lucido… Poi disponiamo i  pezzi sul tavolo e osserviamoli: scopriremo che non c’è un solo bianco, ce ne sono tanti! E potremo creare un pannello con i campioncini delle  carte raccolte. Oppure realizzare un libro. Questo genere di attività stimola la sensibilità tattile e visiva.

E con i bambini più grandi cosa si può fare?
Se con i più piccoli possiamo accontentarci di piegare i fogli raccolti per fare un libro, con i più grandi possiamo arrivare a costruire libri in cui scrivere, per esempio, i propri desideri. Per fare un libro c’è solo una regola da cui proprio non si può prescindere: il gioco delle pieghe. Si prende un foglio e lo si piega… facile no? Se poi un’altra volta aggiungo fogli colorati e li pinzo insieme, nasceranno nuovi “libri illeggibili” pieni di forme e colori.

@GiampRem

I bambini autori di libri
Il gioco delle pieghe secondo il Metodo Bruno Munari ®
Beba Restelli, Franco Angeli, collana Le Comete

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