L’Oms: obesità infantile, più restrizioni e meno lassismo sulle pubblicità

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a sinistra “cat and fox” © Piumadaquila – Fotolia.com. A destra “Back to school”
© justaa – Fotolia.com

 
Dal sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Per lottare contro l’obesità infantile l’Organizzazione mondiale della Sanità reclama controlli più stretti sulle pubblicità che si rivolgono ai bambini esaltando alimenti ricchi di grassi saturi, zuccheri e sale. Secondo un nuovo rapporto di OMS /Europa (“Marketing of foods high in fat, salt and sugar to children”) per sostenere questa lotta è essenziale  rafforzare le restrizioni in tema di pubblicità.  Sfortunatamente il marketing degli alimenti poco sani si è rivelato terribilmente efficace.  Mentre gli adulti sono coscienti di essere presi di mira dalla pubblicità, i bambini non fanno ad esempio distinzione tra annunci pubblicitari e cartoni animati. Questo li rende particolarmente ricettivi e vulnerabili ai messaggi che stimolano cattive scelte  per la salute.

Milioni di bambini della regione europea sono sottomessi a pratiche di marketing inaccettabili afferma Zsuzsanna Jakab, direttrice regionale dell’Oms per l’Europa. – Le politiche devono semplicemente essere aggiornate e gestire la realtà dell’infanzia obesa del XXI secolo. I bambini sono circondati di pubblicità che li esortano a consumare alimenti ricchi di grassi, zuccheri e sale, anche quando sono in luoghi in cui dovrebbero essere protetti come le scuole e le palestre”.  Da qualche tempo la promozione di alimenti ad alto contenuto di grassi saturi, grassi trans, zuccheri liberi e sale, è riconosciuto come un importante fattore di rischio che favorisce l’obesità infantile e malattie non trasmissibili legate al sistema alimentare

Bambini sfruttati nel marketing di prodotti alimentari poco sani
E’ espressamente per mirare ai bambini che l’industria alimentare ricorre sempre più spesso a nuovi canali di marketing a buon mercato come i social media e le app degli smartphone. A fianco, la televisione è il supporto pubblicitario dominante; la stragrande maggioranza dei bambini  e degli adolescenti guarda la tv più di due ore al giorno in media. Esiste una forte correlazione tra i fatto di guardare la TV e l’obesità infantile. Secondo recenti informazioni, i bambini diventano obesi non solo perchè guardano la tv ma anche perchè sono esposti alla pubblicità e ad altre tattiche di marketing. La maggior parte dei prodotti pubblicizzati hanno un alto contenuto di grassi, o di zuccheri o di sale. La pubblicità spinge principalmente sulle bibite, i cereali zuccherati  per la colazione, i biscotti, la pasticceria, gli spuntini, i piatti pronti, i fast food.

E’ nell’infanzia che si inizia a distinguere i brand. I bambini che riconoscono diversi brand fin dall’età di 4 anni sono più suscettibili al rischio di alimentarsi male e di andare sovrappeso. La ricerca ha mostrato che sono particolarmente i bambini in sovrappeso che aumentano il loro consumo in reazione alla presenza di confezioni di alimenti di marca.

La necessità di regolamentare
Nonostante i 53 Stati membri della Regione europea si siano mostrati favorevoli a restrizioni in tema di marketing di alimenti ad alto contenuto di grassi saturi e trans, di zuccheri liberi e di sale, nei confronti dei bambini, la maggior  parte si affida alla regolamentazione generale sulla pubblicità che non affronta specificamente la promozione di tali alimenti. Solo sei Paesi (Danimarca, Spagna, Francia, Norvegia, Slovenia e Svezia) hanno integralmente applicato un approccio normativo (legislazione, autoregolamentazione o coregolamentazione) riguardo il marketing degli alimenti e delle bevande nei confronti dei bambini.

Le rapporto dell’OMS/Europa mostra chiaramente che il marketing degli alimenti ad alto contenuto di grassi saturi e trans, di zuccheri liberi e di sale, ha delle conseguenze nocive per i bambini della Regione. Durante una conferenza che avrà luogo il 5 luglio a Vienna, i ministri della Salute evocheranno un emendamento delle politiche nazionali per proteggere le nuove generazioni.

L’articolo è tratto dal sito dell'(Organizzazione Mondiale della Sanità)

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