Come funzionano i bambini?

Children kissing in meadow
© Renee Jansoa – Fotolia.com

Vi pare strana la domanda? A pensarci bene direi di no. Ci interroghiamo su come funzionano i meccanismi , le stagioni, le lavatrici, le coltivazioni… e non pensiamo ai bambini ? Ci domandiamo, qualche volta, quali siano le condizioni che fanno stare bene e che fanno crescere serenamente i bambini ? Se non lo facciamo credo sia bene iniziare.  Veramente troppo spesso sento persone raccontare, per esempio, di come siano ingestibili bambini di quattro anni, oppure di bambini senza regole o, ancora di bambini che “non stanno fermi un minuto”. Insomma: i bambini sono bambini!

Credo che dobbiamo essere noi adulti a riflettere su cosa determina i comportamenti che osserviamo. Piaget ci ricordava che ogni fenomeno lo si comprende dalla sua genesi; quindi cosa determina tali atteggiamenti? I bambini, man mano che crescono, assumono ed interiorizzano, attraverso l’ esperienza, dei modelli di comportamento e di conoscenza, ma perché ciò avvenga il bambino deve fare esperienze significative e varie che, si suppone, un adulto predisponga per lui. Una passeggiata in campagna in cerca di castagne, preparare un dolce, giocare a domino, aver cura di un gatto, stare con piacere con gli amici, cantare tutti insieme una canzone… queste sono tra le semplici azioni di un bambino.

Forse lo sono meno il trascorrere i momenti di festa nei centri commerciali, stare in ambienti chiassosi, non avere contatto con la natura, usare prevalentemente giochi elettronici, dove al posto di un morbido gattino che interagisce muovendosi con noi, abbiamo un tasto o una leva che genera e fa evolvere mostri e mostriciattoli. Ma come si può pensare che un bimbo addestrato a stare buono con un video perennemente in mano sia sereno? Oppure che sia, veramente, contento ad essere immerso in piscine di palline ed in tunnel di gomma sotto un cielo al neon? I bambini hanno bisogno di tempi pacati, di adulti che li sostengano nelle loro esplorazione del mondo, che li aiutino a “scoprire” la realtà che hanno intorno e le sue regole. Non si può osservare bambini perennemente sgridati (in modalità tra l’altro inefficaci) quando si è fatto poco per aiutarli a costruire abitudini ed attitudini diverse.

Ogni volta che un bambino non “funziona”: fermiamoci, osserviamolo, prendiamoci tempo. Cerchiamo di “guardare il come ed il perché della sua azione” per  capire quali strategie mette in atto, quali modelli di interazione con il reale possiede, quali competenze e bisogni esprime. Questi passaggi – che devono essere fatti con serenità e senza il peso di giudizi che sarebbero limitanti ed inibenti – sono fondamentali per capire la specificità ed unicità di quel particolare bambino e quindi predisporre proposte proprio adatte a lui . 

Faticoso ? Forse
Interessante ? Molto
Affascinante ? Certo

Credo che se ci poniamo, con serenità in questa ottica saremo indotti, man mano, a  non mettere in atto  “interventi tampone”, ma sapremo allestire contesti che favoriscono apprendimenti e cambiamenti più radicali e significativi per lo sviluppo positivo e globale di ciascuno. La necessità di tutto ciò si tocca con mano, quindi ritorniamo ad essere comunità educante  in cui ci si confronta e cresce insieme, monitorando il reale stato delle cose. Perché non si educa da soli. 

Silvana Sperati – Fattoria delle Ginestre

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