Gruppi di parola per bambini

paroleMolto probabilmente non avrei trovato questo post se non me l’avesse fatto notare una delle realtà che hanno aderito a Bimbì (grazie, è proprio questo il senso di una vera rete). Il post racconta delle fatiche di una psicologa dell’Asl di Milano che attualmente lavora in un Consultorio. Leggo che la sua quotidianità è fatta di “bambini maltrattati, padri abusanti, madri in difficoltà e famiglie disagiate” e che proprio questa fatica le ha fatto maturare la convinzione dell’importanza di poter lavorare in ambito preventivo e non solo di cura. Il suo “sguardo” sull’infanzia si scontra con le solite difficoltà che hanno i progetti: essere finanziati o anche solo diffusi. Il suo si chiama Gruppi di Parola ed è uno spazio di ascolto e condivisione per bambini con genitori separati. Può partire solo se raccoglie un certo numero di iscritti. Non ha un grande valore, per un bambino che vive questa condizione, la possibilità di relazionarsi con coteanei nella stessa situazione?

Leggete questa pagina, se trovate cinque minuti. Ve la segnalo sapendo perfettamente che la mia segnalazione da sola non risolverà il problema e non genererà chissà quale audience . Più ne sono consapevole, più credo sia stato giusto aver dedicato un tempo “autentico”  a descrivere un caso di impegno nonostante le difficoltà.

@GiampRem

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