Bimbì, forte quel sabato a teatro!

bimbì-verdiNel pomeriggio di sabato 2 marzo le persone e le organizzazioni che hanno aderito alla proposta di Bimbì si sono  incontrate al Teatro Verdi (grazie!) di Milano. C’era anche qualche simpatizzante. Non è nata una “community”. Molto di più: è nata la consapevolezza che il desiderio di rimettere al centro il bambino e la cultura per l’infanzia è legittimo. Anzi forse è persino un dovere (degli adulti) e un diritto (dei bambini). Questa consapevolezza ha trovato una primissima sponda concreta: le organizzazioni che hanno  aderito diventano protagoniste dell’informazione del sito. Per creare insieme un punto di riferimento on line che esprima la sua autorevolezza sia con interventi scritti, sia nella scelta di declinare l’offerta dei meccanismi pubblicitari per raggiungere la sostenibilità. E’ questa la chiave che ho individuato per ristabilire un’accettabile gerarchia tra informazione e cultura da una parte e il marketing commerciale dall’altra.

Dall’ottobre ottobre 2010, quando il vecchio bimbi.it ha smesso di ospitare pubblicità, ho vissuto in prima persona le ruvidità e i graffi che questa scelta comporta. Ho visto qualche sorrisino e assistito a trionfi di target. Ma non ho cambiato idea. Nessuno infatti ha dato una risposta convincente alle mie domande: come può nascere una collaborazione con chi ragiona in termini di “costo contatto” sapendo perfettamente che l’audience di uno spettacolo teatrale, di un libro, di un laboratorio Munari, non sarà mai paragonabile a quella (esempio) del più facinoroso dei videogiochi? Di cosa preferirò scrivere se il mio incasso dipende da questa logica? Per la crescita dei bambini la cultura è centrale o è un accessorio? Bisogna accettare che lo spazio per questi argomenti deve limitarsi a brevi e veloci copiaincolla nelle agende?

Sbaglierò, ma vedo due strutture mentali ormai antagoniste tra loro: da una parte chi coltiva il contenuto, dall’altra chi coltiva i numeri. In questo momento non le vedo conciliabili. Credo serva definire con chiarezza chi guida. Sull’altra rotaia di questo binario immaginario vedo correre le conseguenze che questa sterminata mole di evocazioni pubblicitarie provoca nei bambini: da una parte la presa d’atto che il pensiero analitico non possa competere con quello delle immagini (e tanti saluti allo sviluppo dello spirito critico). Dall’altra quell’allontanamento da sè, dal proprio centro più autentico, che la feroce proposta di modelli finisce per generare. Schierarsi dalla parte dei bambini per me oggi significa smettere di accettare questa come l’unica normalità possibile e mettersi in gioco per costruirne un’altra. Provarci. Tenere i piedi per terra, guardare lucidamente le enormi difficoltà… e poi provarci lo stesso. Continuo a ritenere che il benessere dei bambini nasca da occasioni in cui la cultura possa spiegare le vele senza farsele appesantire (altro che sostenere) da finalità commerciali. Ecco perchè vedo questo sito come alternativo nella sue fondamenta a logiche che pongono i numeri al di sopra di tutto. Quindi Bimbì continuerà a non ospitare pubblicità e a cercare con altri mezzi la sostenibilità. 

Diffondete, se potete. E se ci tenete, allora fate presto, perchè il tempo per comprendere se c’è un futuro in questa scelta è il 2013. Intanto sta per arrivare il nostro manifesto e se avremo la forza anche qualcos’altro di cui abbiamo parlato.

Grazie infinite a coloro che hanno partecipato dedicando un sabato pomeriggio a Bimbì e ai pochissimi che non hanno potuto esserci sabato… ma che mi hanno ampiamente confermato la scelta di esserci lo stesso.

@GiampRem

 

 

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