Pubblicità, donne e stereotipi: ne parla Corriere.it

27ma ora
Il Comune di Milano ha aderito alla campagna “Città libere dalla pubblicità offensiva” promossa dall’Unione Donne in Italia (Udi). Sulla rubrica  La 27ma ora  è nato un interessante dibattito sull’utilizzo del corpo delle donne nella pubblicità e sugli stereotipi. Di seguito qualche mia considerazione.

Vedo lo stereotipo nel linguaggio pubblicitario in sè,  nella ricerca dell’evocazione per creare empatia, più ancora di quanto si trovi (e c’è eccome!) nel singolo messaggio. L’utilizzo insano del corpo della donna nella pubblicità, per esempio, mi sembra un’offesa alla persona. Riguarda certamente le donne, ma proprio per questo io dico che riguarda allo stesso modo anche gli uomini.

Giusto segnalare un spot non rispettoso. Giusto interrogarsi sul singolo manifesto. Eppure, da un po’, io sento il bisogno di fare un passo in più. E quindi di chiedermi: ma è normale che la pubblicità abbia tutto questo spazio e questo immenso potere nella nostra quotidianità? E’ normale trovarla sul Duomo di Milano? Mah. Secondo me no. No perchè è proprio in quel linguaggio, in quel modello di comunicazione, così pervasivo, che io individuo la vera fonte del problema di cui si discute. Per il sito cerco altrove la sostenibilità.

Non voglio modelli a cui aderire, nè storytelling da ascoltare: cerco di aderire a me stesso. Non voglio pianoforti in sottofondo mentre immagini sfumano e si sovrappongono: se voglio ascoltarlo, compro un disco, chiudo gli occhi e seguo le “mie” visioni. Non voglio emozionarmi per scegliere le scarpe, perchè se scoprono che funziona allora cercheranno di emozionarmi per spingermi a fare qualunque cosa. Compresa la scelta del mio candidato ideale in Parlamento, appunto. Più a monte del singolo prodotto (o stile di vita) promosso nel singolo messaggio, è proprio su quel modello di comunicazione e di approccio alla realtà che vorrei si concentrasse l’attenzione. Perchè ammiccando, ammorbidisce le difese e rende più agevole riempire la vita di stereotipi.

Non voglio che mia figlia cresca pensando che nella vita quotidiana una buona evocazione sia più efficace dello sforzo dell’analisi: l’analisi costa fatica ma è lei che tiene sveglio lo spirito critico.

Che il guinzaglio emotivo si manifesti in modo raffinato, con l’ironia, la simpatia, la commozione o la lusinga, non mi dà, quindi, meno fastidio di quando lo senti perchè sta solleticando i tuoi istinti più beceri.

@GiampRem

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