Il paziente, il medico e le medicine (una favola di Paolo Gatto per Bimbì)

Ogni anno, con l’avvicinarsi del Natale, Paolo Gatto invia la sua favola. Succede dalla seconda metà degli anni ’90, all’epoca dell’Isola dei bambini. Poi dal 1999 con bimbi.it. Ora anche su Bimbì. Non ci conosciamo personalmente, solo “via fiaba” (vive a Roma) e non credo che, soprattutto con gli attuali mezzi d’informazione, abbia certo bisogno del mio sito per dare chissà quale visibilità ai suoi racconti. Interpreto quindi questo appuntamento annuale come qualcosa che è semplicemente… gratuito. Autentico. “Tanta roba”, quindi. Sto riportando poco alla volta quelle favole sul sito (Libri-La tua storia).
Grazie Paolo, ormai è un appuntamento fisso.
Buon Natale in anticipo!

@GiampRem

© Kirill_M – Fotolia.com

“C’è gente convinta che lo studio e l’aggiornamento non servano a niente. Io faccio parte di questa gente,”  diceva di sé  con orgoglio Giovannaldo Luigi Giovanni (“Giovanni” era il cognome), “professionista del fare” com’era scritto sul suo biglietto da visita.
Un giorno s’ammalò e telefonò al medico.
“Dottore, sto male. Mi dia una cura.”
“Sì, ma cosa si sente?”
“Dottore, non perdiamoci in chiacchiere. Mi prescriva le medicine per farmi guarire.”
“Ma scusi, mi dice qual è il malore?”
“Allora è scemo! Voglio la curaaaaahhhh!!!!!”
“Scusi, ma io devo prima capire, valutare. Magari sono necessarie delle analisi, degli accertamenti. Che cosa si sente?”
“Ancora! Ma è proprio tonto. Gli chiedo la cura e lui ci gira intorno. Asino, analfabeta, incapace, deficiente, buffone. Cretino, cretino, cretino…  Insomma, vada al diavolo!”. E riattaccò, convinto che quel dottore era veramente strano e perditempo.
Passarono mesi e giorni e Giovannaldo Luigi si aggravò malamente.
Poco prima di morire ripensò al dottore. “Se mi avesse dato la cura che gli avevo chiesto non sarebbe finita così”. Questo fu il suo ultimo pensiero. Poi si addormentò per sempre convinto di essere vittima e martire.

Paolo Gatto – pg.gatto@tiscali.it

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